Libri dalla categoria Quotidianità
Advaita : Anatomia del Divino
Autore/i: Meurois Daniel
Editore: Edizioni Amrita
prologo dell’autore, traduzione di Daniela Muggia.
pp. 162, figure b/n, Torino
Advaita significa, in sanscrito, “non duale”. Indica l’indivisibilità del Sé dall’Unità.
Questo stato unitario è già nostro, ma per una serie di ragioni abbiamo perso i contatti con esso.
Perché questo è accaduto? In quali strati dell’anatomia dell’anima si nasconde l’Advaita?
I grandi sistemi religiosi e filosofici sembrano porre la riconquista di questa dimensione, che pure ci appartiene, alla fine di lunghi e spossanti cammini, ma i grandi mistici e Maestri sono venuti a insegnarci le scorciatoie.
Daniel Meurois ne ha rispolverata qualcuna, recuperandola nell’infinito oceano di informazioni che è l’Akasha, e oltre all’unità fra il Sé e il Tutto ne emerge la visione dell’universo materiale come corpo del Divino, del respiro dell’uomo come compartecipe del respiro del Divino… Una straordinaria visione olografica resa, in questo libro, con ammirevole chiarezza e con tutte le indicazioni pratiche per sperimentare lo stato di Advaita: meditazioni, visualizzazioni, respirazioni, preghiere antiche, perlopiù provenienti dai Terapeuti della scuola di Alessandria, dagli Esseni del Krmel, dal Cristo, dal Maestro Morya e dall’Avatar Babaji, ma del tutto adeguate alla nostra mentalità odierna.
Daniel Meurois è uno degli scrittori francofoni più noti nel campo della ricerca spirituale. I suoi libri sono frutto delle capacità che lo hanno reso famoso: quelle di poter uscire a piacimento dal corpo, alle quali è ricorso anche per le esperienze descritte in questo libro.
La Conclusione della Terapia
Problemi, metodi, conseguenze
Autore/i: Kupers Terry A.
Editore: Casa Editrice Astrolabio
introduzione dell’autore, traduzione di Maura Battilani.
pp. 176, Roma
L’esplorazione sistematica di una fase cruciale del trattamento che coinvolge radicalmente sia scelte teoriche, sia problemi tecnici, sia questioni che attengono alla funzione sociale della psicoterapia.
Qual è il momento giusto per concludere la terapia? Come deve essere condotta la fase conclusiva affinché la separazione sia costruttiva e il cliente sia in grado di continuare da solo il lavoro psicologico dopo la fine del trattamento? Quand’è che il cliente è “guarito”, cioè, parafrasando Freud, è capace di trasformare la sua sofferenza nevrotica nell’infelicità comune?
Dai primi passi del movimento psicoanalitico e psicoterapeutico, questi interrogativi hanno acquisito un’importanza sempre maggiore via via che la fase conclusiva del trattamento analitico si rivelava non solo importante, ma decisiva per consolidare o distruggere tutti i benefici terapeutici ottenuti.
Esplorando la letteratura psicoanalitica, quella che ha fornito i contributi più numerosi e più significativi a questo particolare problema, l’autore ne deduce con sicurezza e rapidità un quadro di riferimento clinico entro il quale diventa possibile per il terapeuta valutare quando sia ancora utile proseguire la cura, quando si debba analizzare nel cliente il desiderio di terminare e come e quando organizzare la conclusione in ogni singolo caso. Kupers considera infine il fenomeno dell’uso “consumistico” della terapia, cioè la tendenza attuale a ricorrere al trattamento per periodi brevi e ripetuti e per sintomi sempre più vari.
Tali cambiamenti nel modo di concepire l’analisi, infatti, influenzano anche la scelta del momento più opportuno «per concludere la cura, scelta strettamente collegata agli obiettivi che vuole raggiungere il paziente, come pure alle risorse psicologiche ed economiche che è disposto a investire.
Terry A. Kupers, formatosi presso l’UCLA Neuropsychiatric Institute e presso il Tavistock Institute di Londra, insegna al Wright Institute di Berkeley, California, e pratica privatamente a Oakland. È autore di Public Therapy: The Practice of Psychotherapy in the Public Mental Health Clinic.
Il Cuore dell’Insegnamento del Buddha
La trasformazione della sofferenza in pace, gioia e liberazione: le Quattro Nobili Verità, il Nobile Ottuplice Sentiero e altri insegnamenti fondamentali del Buddha
Autore/i: Thich Nhat Hanh
Editore: Neri Pozza Editore
traduzione di Diana Petech, in copertina: Shakyamuni Buddha, XI-XII secolo, Tibet occidentale.
pp. 288, illustrazioni b/n, Vicenza
«Buddha non era un dio. Era un essere umano come te e me, ha sofferto proprio come noi. Se ci rivolgiamo al Buddha con cuore aperto, egli ci guarderà con occhi pieni di compassione e dirà: Poiché c’è del dolore nel tuo cuore, puoi penetrare nel mio».
Esistono numerosi testi di introduzione al buddhismo, tratti dagli insegnamenti dei vari maestri appartenenti alle più diverse scuole, o scritti direttamente da studiosi ed eruditi, con le inevitabili pretese di «scientificità» e «rigore storico».
Mancava, almeno fino all’apparizione di questo libro, un’opera che conducesse il lettore per mano nel labirinto delle verità basilari del buddhismo.
Nello stile poetico e chiaro che gli è proprio, Thich Nhat Hanh fornisce a chi è semplicemente «curioso» degli insegnamenti del buddhismo, e si imbatte di continuo in riferimenti dottrinari senza sapere dove trovarne spiegazione, le chiavi per accedere alla pratica e alle fonti canoniche di quest’antico Sentiero.
Il libro non ha alcuna pretesa di «catechismo»; non dà risposte dogmatiche, non impartisce confortanti lezioni di saggezza, ma indicazioni di stampo quasi socratico.
«Non possiamo spiegare un’arancia a chi non ne ha mai assaggiata una. Non si può descrivere la Retta Visione, si può solo puntare il dito nella direzione giusta…» La combinazione di pratica monastica e assidua frequentazione delle fonti (siano esse sanscrite o cinesi) permette all’autore di affrontare il cuore della Via tracciata dal Buddha – le Quattro Nobili Verità, il Nobile Ottuplice Sentiero, le Tre Porte della Liberazione, i Tre Sigilli del Dharma e i Sette Fattori di Risveglio – con continui e illuminanti riferimenti alla quotidianità, senza smarrire il filo della tradizione.
Essenzialmente rivolto a noi occidentali, ai nostri pregiudizi e alle nostre obiezioni (in primo luogo, quella che spontaneamente muoviamo contro l’idea che ogni cosa sia figlia della sofferenza), il libro si offre come un dizionario o un «manuale di buddhismo» di pronta consultazione.
Thich Nhat Hanh è un monaco buddhista vietnamita, poeta e attivo pacifista.
Nel 1968 venne candidato al Premio Nobel per la Pace da Martin Luther King Jr. Autore di molti libri, fra cui Il Buddha vivente, il Cristo vivente e Insegnamenti sull’amore, pubblicati da Neri Pozza, vive in una comunità monastica nel sud-ovest della Francia da lui fondata.
Il Libro dei Mantra
Il potere del mantra e il mistero dell’iniziazione
Autore/i: Rajmani Tigunait
Editore: Neri Pozza Editore
introduzione dell’autore, traduzione di Stefano Di Marino.
pp. 192, nn. illustrazioni b/n, Vicenza
Libera il potere del mantra e cambia la tua vita
«Per coloro le cui menti sono confuse e ottenebrate non vi e possibilità di trovare il segreto del sottile sentiero della kundalini. Per guidarli, o Madre Divina, assumi forme esteriori tangibili e numerose che possano essere percepite dai sensi e dalle menti dei semplici». (Tripura Rahasya, Mahatmya Khanda 30:24)
Il concetto che la pronuncia e la ripetizione di parole sacre abbiano un potere misterioso ma certo, è universale e antichissimo, e da sempre fonte di stupore ed eccitazione. Del resto la Parola Sacra e il suo potere di illuminazione e trasformazione sta anche al centro della spiritualità delle tradizioni religiose giudaico-cristiana, buddhista, sufi e islamica.
Nella tradizione yoga il termine mantra significa “la parola che protegge per il solo fatto di essere ripetuta”. In India pensatori, maestri spirituali e filosofi hanno dedicato – più che altrove – molto del loro tempo e delle loro energie proprio per scoprire le dinamiche della Parola divina, e nel corso di seimila anni hanno elaborato la scienza del mantra nei minimi particolari finalizzandola sia allo sviluppo spirituale sia al raggiungimento del successo materiale per cui essa, oggi, interessa i campi più disparati: dalla medicina all’astrologia alla numerologia, dalla danza alla pittura alla musica. La pratica dei mantra, e la liberazione dei loro poteri miracolosi, infatti, possono essere utilizzati per raggiungere la pace interiore e liberarsi dal ciclo della nascita e della morte; ma anche per trovare la compagna giusta, per aumentare le proprie capacità di memorizzazione, per leggere il pensiero, per conoscere passato e futuro, per ottenere il successo negli affari.
Il ricco materiale confluito in questo libro è tratto dalle esperienze di ricerca e di insegnamento dell’autore stesso nonché dagli scritti e dalle esperienze degli yogi da lui incontrati in molti anni di pratica spirituale, ed è esposto nella forma più comprensibile per chi voglia incamminarsi nell’antica tradizione del mantra senza cadere nelle ingannevoli imitazioni new-age che promettono tutto ma assicurano solo delusioni.
Pandit Rajmani Tigunait è Direttore Spirituale dell’Himalayan Institute, e maestro di meditazione e di disciplina del respiro. Praticante di meditazione sin da giovanissimo, studioso delle antiche scritture, è discepolo di Shri Swami Rama dell’Himalaya. Scrive regolarmente per la rivista Yoga International ed è autore di molti volumi sulla filosofia indiana, lo yoga e i mantra: Seven Systems of Indian Philosophy, Yoga on War and Peace, The Tradition of the Himalayan Masters, Shakti Sadhana e Inner Quest.
La Forza di Cristo e il Ritorno della Dea
Autore/i: Pogačnik Marko
Editore: Macro Edizioni
prefazione dell’autore, traduzione e cura di Maurizio Martinelli.
pp. 272, nn. illustrazioni b/n, Diegaro di Cesena (FC)
Grazie a metodi di ricerca assolutamente inusuali, il geomante e “guaritore della Terra” Marko Pogačnik ha potuto liberare i Vangeli da molte distorsioni e blocchi che impedivano all’umanità di accedere alle conoscenze della “sapienza originaria” in essi contenuti.
Oggi, secondo Pogačnik, l’umanità, nel suo lungo cammino evolutivo, ha raggiunto un punto di svolta decisivo ed è in grado di ricongiungere il potere del Cristo alla Terra per creare, come disse Gesù, il “regno dei Cieli in Terra”.
«La lettura “pluridimensionale” dei Vangeli che Pogačnik riesce a compiere, grazie alla sua particolare sensibilità extrasensoriale, conferma che ci eravamo dimenticati della matrice sacra di ogni aspetto della vita. Tanti di noi cercano di dare un nome al vuoto causato dal mancato riconoscimento del divino in noi e fuori di noi e trovano le risposte quando, nel silenzio, riescono ad ascoltare la propria coscienza e a comunicare senza parole con gli altri esseri umani e con gli altri “regni” naturali. La Forza di Cristo e il Ritorno della Dea mi ha aiutato a comprendere le ragioni del crescente interesse per gli argomenti spirituali e religiosi: infatti, oggi, la coscienza collettiva dell’umanità è consapevole che vale la pena di salvare il mondo soltanto se si agisce guidati da qualcosa di più del solo istinto di sopravvivenza». (Maurizio Martinelli, curatore dell’edizione italiana)
Marko Pogačnik ha già pubblicato per Macro Edizioni i titoli: Spiriti di Natura e Esseri elementali e La Rinascita della Terra.
Manoscritti Biblici Ebraici Decorati
Provenienti da Biblioteche italiane pubbliche e private
Autore/i: Autori vari
Editore: Edizioni dell’ADEI – WIZO
a cura di Valeria Antonioli Martelli e Luisa Mortara Ottolenghi, con prefazioni di Carlo Bernheimer, Roberto Bonfil e Cecil Roth, stampato in 2000 esemplari di cui 120 numerati dall’1 al 120, nostro esemplare n° 31.
pp. 112, 34 tavole b/n f.t., VI tavole a colori f.t., Milano
Catalogo della Mostra ordinata presso la Biblioteca Trivulziana, Castello Sforzesco, Milano, 2-28 Marzo 1966.
La Pietra, la Quercia e i Cavalieri
San Biagio tra folklore e mito
Autore/i: Cavallaro Renato
Editore: Edizioni SEAM
in copertina: Testa di pastorale armeno, fine secolo XIX.
pp. 184, nn. illustrazioni b/n, Roma
Chi è Biagio, l’armeno esperto nell’arte medica, divenuto vescovo e martirizzato nel III secolo? Perché i luoghi di culto a lui dedicati furono spesso edificati lontano dall’abitato? Per quali ragioni molti riti e molte feste in suo onore hanno sì forti legami con l’antica cultura religiosa precristiana? Questo studio risponde a questi e a molti altri interrogativi.
Sulla traccia di labili indizi viene ricostruito l’itinerario del culto e il suo profondo radicamento in quel cristianesimo popolare legato alla devozione verso i santi. Sorretto da una rigorosa metodologia che utilizza ed esplora miti e situazione storica e con l’ausilio di una erudita analisi semantica e lessicale, l’autore interpreta e riscrive l’orizzonte sociale e culturale cui si collega la figura del santo cristiano. L’antica agiografica, le azioni miracolose e taumaturgiche, gli strumenti del martirio, svelano inattesi intrecci con il complesso universo del simbolismo religioso mediterraneo, alla luce di suggestive ipotesi che si incastrano come in un giuoco di scatole cinesi. E cosi, dall’analisi di una festa povera e arcaica e dalla lettura di ingenue leggende su «lische di pesce» conficcate nella gola, si giunge a definire lo stretto legame tra Biagio e le antiche divinità della vegetazione, tra Biagio e le grandi pestilenze che hanno travagliato, da millenni, l’umanità.
Renato Cavallaro, ricercatore presso la Facoltà di sociologia dell’Università «La Sapienza» di Roma, insegna Sociologia e Teoria dei processi di socializzazione nelle università di Roma e Cassino. Ha dedicato molti saggi, in riviste specializzate, alla teoria di gruppi e della socializzazione, ai problemi dell’analisi qualitativa e alla storia del pensiero sociale; tra i suoi volumi ricordiamo La sociologia dei gruppi primari (Napoli, 1975), Storie senza storia (Roma, 1981; premio Sila per la saggistica 1982).
L’Anticristo e il Giudizio Finale
Autore/i: Barbarin Georges
Editore: Giuseppe Brancato Editore
prefazione dell’autore, traduzione dal francese di Paolo Castorina.
pp. 152, Catania
Dalla prefazione dell’autore:
«Quanto è strana la figura dell’Anticristo che, da quasi venti secoli, la tradizione cristiana presenta a tutti gli uomini come il segno dell’inizio della loro fine.
Ma quanto più singolare ancora il riserbo delle ortodossie che lasciano quasi completamente nell’ombra il personaggio più tipico degli “ultimi tempi”.
Infatti, l’insegnamento ufficiale delle Chiese è muto sull’Anticristo e sulle condizioni della sua venuta come della sua scomparsa.
Per la teologia cristiana la storia dell’Anticristo non ha, per così dire, maggiore consistenza di quella dell’Ebreo Errante. Ciò non pertanto la curiosità del mondo cristiano vi è particolarmente attratta dato il suo carattere premonitore ed eccezionale.
Senza dubbio la maggior parte degli uomini, appartengano o meno ad una confessione religiosa, vivono nel disinteresse di ciò che non è l’ora presente; ma gli spiriti veramente religiosi non possono non tener conto degli avvenimenti futuri dell’Umanità.
Specialmente oggi, in quanto il mondo sembra in preda alla follia e tutto sembra annunciare la fine di un ciclo e prossima la scadenza di uno spaventoso rendiconto. Questa e l’opinione generale, sicchè molti pensano di essere alla fine dei tempi e credono pure che questo mezzo secolo, in cui siamo appena entrati, sarà l’ultimo prima del Grande Millennio. Cosicché essi interpretano l’attuale dramma del mondo come il preludio dell’Apocalisse e del Giudizio Finale.[…]»
Nuove Storielle Ebree
(Nuovelles Histoires Juives)
Autore/i: Autori vari
Editore: Modernissima
raccolte da Raymond Geiger.
pp. 212, Milano
«Queste Nuove Storielle ebree mi sono state raccontate in gran parte dagli ebrei di Russia, di Polonia, di Lituania, di Estonia, di Lettonia. Molte mi sono state mandate dai lettori del mio primo libro, Storielle ebree, i quali hanno contribuito così, alla pubblicazione di questo.[…]»
La Volontà
Autore/i: Arrighi A.
Editore: Fratelli Bocca Editori
pp. IX-208, Torino
Dal capitolo “A chi legge“:
«Avete inteso quello che dicevano gli antichi: “Chi vuol essere perfetto rinneghi sé stesso: abnegate semetipsum…”?
Questa dottrina, da tanti secoli mal predicata e peggio intesa, ha finito col darci una società di rinnegati in cui non v’è più un uomo su mille che pensi colla sua testa, che parli come pensa, che agisca come vuole, che sia, insomma, una persona.
In verità questo libro insegna tutto il contrario; esso mette a fondamento d’ogni umano progresso la personalità, e dice: “Se vuoi esser perfetto comincia dall’affermare fortemente a te stesso e al mondo intero la tua volontà.
Questa volontà non è pero la solita astrazione filosofica che in potenza può tutto e in atto può nulla; ma è qualche cosa di positivo e di reale ch’emana naturalmente dal complesso delle energie fisiche e psichiche dell’individuo, dalle circostanze di luogo, di tempo, d’ambiente in cui egli può, da un momento all’altro, trovarsi, e quindi, con queste, di continuo mutabile in sé e nelle sue decisioni.
Una volontà statica, quando non fosse un’astrazione, sarebbe una malattia forse peggiore della stessa abulia: l’uomo schiavo della propria volontà, non è certo meno malato e infelice di chi ne è privo.[…]»
La Spada
Autore/i: Landolfi Tommaso
Editore: Rizzoli
pp. 152, Milano
Con una verve e un gusto del pastiche che fanno irresistibilmente pensare a un certo Borges, Landolfi ci offre in questa silloge novellistica un breve ma strabiliante repertorio di pezzi di bravura, che rinnoverà nei suoi lettori più fedeli il sottile piacere di essere partecipi, e complici, del gioco di alta prestidigitazione della scrittura landolfiana. E il piacere verrà moltiplicato dalle innumerevoli sfaccettature dei temi e delle tonalità: dal racconto eponimo – una perfetta parabola sulla tormentosa gestione del talento e dell’irresolutezza -, dove si narra di un nobiluomo che usa una spada avita per tagliare in due la fanciulla che ama in una sorta di rito dolcissimo e struggente; alla relazione accademica di un cane – un professore arzebeigiano, Onisammot Iflodnal -, il quale annuncia a un pubblico parecchio irritato che anche gli uomini, sebbene non tutti, «intendono, sentono, pensano»; a «una cronaca brigantesca» che già nell’epigrafe, tratta da Michael Kohlhaas, evoca atmosfere kleistiane; al solo apparentemente comico Il babbo di Kafka, in cui l’ironia vela a malapena risvolti dolorosamente autobiografici…
Uscito da Vallecchi nel 1942 e poi confluito nei Racconti, sempre vallecchiani, del 1961, La spada raduna – con l’eccezione di Nuove rivelazioni della psiche umana e Voltaluna, inediti – testi originariamente apparsi in quotidiani e riviste fra il 1939 e il 1941.
A Caso
Raccolta di racconti
Autore/i: Landolfi Tommaso
Editore: Rizzoli
pp. 208, Milano
Non è amabilmente consolatore, il mondo di Landolfi, né amichevole, né tantomeno compiacente. Estraneo, piuttosto, luminosamente torbido e degradato. E, come in questa raccolta di racconti del 1975 – l’ultima sua -, più che mai urtante, percorso com’è da un eros luttuoso e sogghignante, da orride agnizioni, da avvilenti confessioni, da personaggi oltraggiati dalla vita, feriti dall’«invalicabile stridore» che li separa dagli altri, torturati da un’animale e irrimediabile tristezza. Sicché ogni racconto cela una sorpresa che ha su di noi lo stesso effetto di «un’unghia che stride contro un vetro, o d’una carezza contropelo» (I. Calvino): ci fa rabbrividire, e subito vorremmo scacciarla. Invano: incapsulata in una lingua tanto inconsueta quanto secca, lucida ed esatta, ogni immagine torna a riaffacciarsi, come una piccola testa malevola. Il fatto è che per Landolfi, uccisa ogni speranza, dobbiamo accontentarci «di gioie ambigue, torte e per giunta fuggevoli». Non c’è altra via di scampo, se non, estremo rimedio, un «genosuicidio» capace di liberarci da una «abominosa storia».
- A caso
- Il riso
- Rugiada d’oro
- Osteria del numero venti
- Rose
- La prova
- Un petto di donna
- Il c.f.
- Frammento senza costrutto
- Volpi scodate
- Le maiuscole
- Milano non esiste
- Allegoria
Psicanalisi e Spirito Santo
Autore/i: Toinet Paul
Editore: Edizioni San Paolo
prefazione all’edizione italiana e traduzione di Luigi Borriello, presentazione e premessa dell’autore.
pp. 304, Cinisello Balsamo (Milano)
«Paul Toinet tenta una valutazione a un tempo psicologica, metafisica e teologica della psicanalisi. Egli è consapevole della necessità di un rigoroso discernimento nell’incontro fra la fede e la psicanalisi: l’originalità del suo approccio sta sia nella sua elevata esigenza speculativa, che d’altronde non scoraggia dal seguirlo, sia nell’ansia di soccorrere il fratello che soffre a causa di qualche ferita psicologica.
La prima parte (Uomini alla ricerca dell’uomo) è una specie d’iniziazione alla psicanalisi: già edita nel 1969 e in seguito raccomandata da diversi manuali di psicologia, costituisce una riflessione filosofica cristiana sulla psicanalisi.
La seconda parte (Genesi dell’uomo nuovo) mette in rapporto, da una parte, il legittimo progetto di una rimessa in equilibrio proposta dalla psicanalisi e, dall’altra, ciò che Dio offre all’uomo affinché si realizzi in lui un’umanità nuova.
L’essere, la psyche, il logos e la grazia sono inseriti in un concerto di rara armonia. Nessuna luce, nessuna ombra, nessuna oscurità viene esclusa. L’autore mette particolarmente in luce come sia vano l’ideale d’una trasparenza razionalista che “vorrebbe scrutare l’intimità delle sorgenti della propria esistenza, mentre queste, dopo un breve discorso razionalizzato, ben presto si nascondono nella notte delle loro origini”». (Revue thomiste, ott.-dic. 1994, pp. 664ss.)
«…L’importanza del tema trattato, l’originalità nel modo di affrontarlo e la serietà con cui viene impostato raccomandano la lettura di questo libro». (Gregorianum, 75 [1994], fasc. IV, p. 773).
Paul Toinet è nato nel 1924 a Le Creusot (Saône-et-Loire), in Francia.
Ordinato prete nel 1948, ha esercitato il ministero in qualità di vicario e di cappellano di studenti, e si è dedicato a lungo alla direzione spirituale e all’insegnamento della filosofia e della teologia in seminari e centri di formazione sacerdotale; dal 1969 al 1978 ha insegnato teologia cattolica all’Istituto Superiore di Studi Ecumenici dell’Institut Catholique di Parigi. Ha scritto una ventina di libri e numerosi articoli per riviste di teologia.
Quest’opera può considerarsi il suo testamento: è stata infatti consegnata all’editore solo qualche settimana prima della sua morte (1991).
Le Stele di Monte Sirai
Pubblicazioni del centro di studio per la civiltà fenicia e punica 12 – (Studi semitici, 43)
Autore/i: Bondì Sandro Filippo
Editore: Consiglio Nazionale delle Ricerche
introduzione dell’autore.
pp. 192, 19 figure b/n f.t., LVIII tavole b/n f.t., Roma
Sommario:
INTRODUZIONE
ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI
PARTE PRIMA: CARATTERI
I. I tempi del rinvenimento e i luoghi di conservazione
II. Il materiale
III. La tecnica
IV. La tipologia
V. L’iconografia
- Gli inquadramenti architettonici
- Le figurazioni
VI. La datazione
VII. Conclusioni
PARTE SECONDA: CONFRONTI
I. Premessa
II. L’ambiente sardo
1. Le stele nell’arte figurativa e nella cultura di Monte Sirai
2. Le stele
- a) Le stele di Sulcis
- b) Le stele di Nora
- c) Altre stele sarde
3. Altro artigianato panico di Sardegna
- a) Le terrecotte
- b) La monetazione
III. L’ambiente mediterraneo
- Il problema della componente cipriota
- Le stele siciliane
- Le stele nordafricane
IV. Conclusioni
PARTE TERZA: CATALOGO DELLE STELE
I. Premessa al catalogo
II. Le stele
III. Appendice
ELENCO DELLE FIGURE
ELENCO DELLE TAVOLE
Occultismo e Ragione
Autore/i: Fedi Remo
Editore: Fratelli Bocca Editori
introduzione dell’autore.
pp. 200, Milano
Sommario:
Introduzione
- Le tradizioni occulte
- Le leggi fondamentali dell’occultismo
- Relazioni dell’occultismo col pensiero filosofico in generale
- L’occultismo di fronte alla scienza empirica
- Conclusione
Appendice
- Osservazioni critiche sulla metapsichica
I Sogni e la Loro Interpretazione
Con la spiegazione di 500 simboli onirici
Autore/i: Aeppli Ernst
Editore: Casa Editrice Astrolabio
prefazione dell’autore, traduzione italiana di Adriana Carini.
pp. 280, Roma
«La maggior parte delle persone fanno sogni; ma ben pochi ne comprendono il senso. Questo libro si propone di avvicinarsi all’essenza del sogno e di trarne un’interpretazione feconda; in tal modo tenta di offrire un aiuto prezioso a tutti coloro che si sforzano di modellare la loro vita in modo cosciente e che, per questo motivo, non disdegnano di prestare ascolto a quella significativa comunicazione dell’anima che ci perviene attraverso il sogno.[…]»
Il Vero Libro delle Streghe
Ieri e oggi: le leggende, le tradizioni, i riti segreti, le maledizioni e gli scongiuri che tuttora vengono tenacemente praticati.
Autore/i: Fede Franco
Editore: Editoriale Albero
pp. 160, Milano
Per gli appassionati, ma non soltanto per essi, del mondo dell’occulto, della magia e dei suoi riti, ecco un libro dal fascino irresistibile: appunto “Il vero libro delle streghe”, le streghe di ieri e di oggi – come ben dice il sottotitolo – con le loro leggende, tradizioni, i loro riti segreti, le maledizioni e gli scongiuri. Un libro che si fa leggere d’un fiato, molto più di una fiaba affascinante, perché documentato, curato e accurato, con in più, a fantastico coronamento, una serie di magiche “ricette” per auspicare, favorire, raggiungere certi scopi…
Il Testamento di Dio
Autore/i: Lévy Bernard-Henri
Editore: SugarCo Edizioni
prefazione dell’autore, traduzione dal francese di Emilia Cerutti, Franco Baldini e Lenio Rizzo.
pp. 304, Milano
Dopo la Barbarie dal volto umano, ecco il nuovo libro di Bernard-Henri Lévy, del quale «Le Monde» ha detto: «Quando ci si invita ad aver ragione da soli contro l’Intera comunità, ad opporre l’inflessibilità del profeti, a testimoniare come sentinelle solitarie, quando si invoca l’esempio di Ezechiele, Saint John Perse, Camus o Solženlcyn, dubitare di questa parola significa privarsi di una bella occasione di credere e di sperare».
Il testamento di Dio va Infatti ben oltre i chiusi sentieri ormai isteriliti della cultura tradizionale di sinistra. Attraverso una analisi del totalitarismo nel suoi fondamenti «pagani e politeistici», attraverso lo smontaggio del paradossi su cui poggiano per esempio alcune posizioni della «autonomia» – libertaria e dogmatica insieme, negatrice dello stato e sua più fervida sostenitrice – il filosofo francese tocca questioni che coinvolgono anche il nostro Paese, con la sua abile spregiudicatezza che ha già destato tante polemiche. Così per Lévy i «nuovi comunisti», quelli italiani appunto, «non sono più gli ultimi professionisti della conquista del Politico ma i primi specialisti della gestione del sociale: l’altra faccia di questa gestione è la diffusione capillare degli avvertimenti, l’appiattimento del Politico sul civile, Il perfetto sposalizio tra l’apparato e la vita di tutti i giorni, insomma, la forma compiuta del terrore spirituale».
Il culto del Politico nasce dall’idolatria e dal nichilismo: allora il Politico giustifica tutti gli orrori, da Robespierre a Mao, da Hitler a Stalin al «fascista» Khomeini. «Il fatto che la Bibbia sia il libro della resistenza del nostro tempo vuol dire che la principale contraddizione entro cui questa nostra epoca si annoda e si mette in gioco è quella tra paganesimo e monoteismo». «Il monoteismo», conclude Lévy, «è il pensiero di resistenza della nostra epoca perché propone una definizione del male, una dottrina della giustizia, un’etica e una metafisica del tempo».
Bernard-Henri Lévy è nato nel 1948 ed è professore di filosofia. La barbarie dal volto umano, il suo primo libro, ha avuto un successo mondiale. Il testamento di Dio dal primi giorni dell’uscita in libreria è subito balzato alla testa del best-sellers.
Il rilancio della cultura nell’Europa occidentale passa oggi, nei testi e negli eventi inediti della nostra epoca, attraverso quei due bordi che non consentono a nessun discorso di totalizzarsi, a nessun percorso di volgersi in monismo costituiscono i bordi del linguaggio. Attraverso i due bordi corre una spirale fra rimozione e resistenza, fra estetica e poetica, fra logica del godimento e logica del desiderio. La pulsione è perciò duale, mai al servizio di una rivoluzione cosmologica, mai risolta nell’unità o nell’armonia nè soggetta alla promessa di un radioso avvenire. E sul bordo della resistenza – di una resistenza che Freud trova indistruttibile – s’instaura un processo di scrittura, quindi una scienza, con il suo sapere effettuale pertanto impossibile. Una scienza inventiva, matematica. Fra la teoria delle immagini semoventi, altre – nonostante il concetto di gruppo ne presupponga almeno una identica e immobile – e la pratica del linguaggio, si tratta qui in definitiva non solo delle indicazioni del discorso psicanallitico ma soprattutto di uno spazio d’intervento dei non analisti.
Guanciale d’Erba
Kusamakura – Romanzo
Autore/i: Soseki Natsume
Editore: BEAT – Biblioteca Editori Associati di Tascabili
traduzione dal giapponese di Lydia Origlia.
pp. 192, Milano
Guanciale d’erba narra di un giovane artista, pittore e poeta, che si avventura per un ameno sentiero di montagna di un piccolo villaggio giapponese. Lungo il cammino, in un’atmosfera incantata, incontra viandanti solitari, contadini, paesani, nobili a cavallo e ogni specie d’umanità, finché, sorpreso dalla pioggia, si rifugia in una piccola casa da tè tra i monti. Qui, dalla dolce voce della vecchia tenutaria, apprende la storia della fanciulla di Nakoi, che ebbe la sfortuna di essere desiderata da due uomini e andare in sposa a quello che lei non amava. Il giorno in cui partì, il suo cavallo si arrestò sotto il ciliegio davanti alla casa da tè, e dei fiori caddero qua e là, come macchie sul suo candido vestito…
Come un viandante qualsiasi, col suo guanciale d’erba – insieme, il cuscino di chi va per il mondo e una grande metafora del viaggio di ogni uomo alla ricerca di se stesso – l’artista raccoglie questa e altre meravigliose storie lungo il suo peregrinare, semplicemente per ubbidire al suo modesto e sublime compito: «rasserenare il mondo e arricchire il cuore degli uomini».
Dall’autore di Io sono un gatto una delle opere fondamentali della moderna letteratura giapponese.
«Qual è il suo libro preferito?»
«Guanciale d’erba di Soseki».
(Da un’intervista a Glenn Gould)
«Una vetta tra le grandi pagine lasciate da passeggiatori solitari e viandanti letterari: da Rousseau fino a Walser o Jünger o Giono». (Panorama)
Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Sōseki nacque nel 1867 a Edo da un samurai di basso rango, ultimo di sei figli. Nel 1905 pubblicò il suo primo libro: Io sono un gatto (BEAT 2010). Seguirono Il signorino (Neri Pozza 2007), Sanshiro eil cuore delle cose (Neri Pozza 2001). Morì nel 1916 a 49 anni.
La Fine della Natura
Il manifesto dell’altra ecologia
Autore/i: McKibben Bill
Editore: Bompiani
prima edizione, introduzione dell’autore, traduzione di Andrea D’Anna.
pp. 252, Milano
L’allarmante titolo e la tesi del libro non si riferiscono al regno del futuribile, ma a un evento che si è già verificato. L’olocausto nucleare non è avvenuto, scongiurato dall’intervento della ragione: è già “il giorno dopo”, e giorni ancora peggiori seguiranno se anche in questo frangente la nostra ragione non saprà arrestarci sull’orlo dell’abisso. La catastrofe non si è concretizzata in un’immane conflagrazione ma si sta consumando quotidianamente. Noi viviamo in un mondo che l’autore definisce, con un sinistro ma incisivo neologismo, “postnaturale”.
Una nuova “natura”, sintetica e minacciosa, ha soppiantato la buona, vecchia, cara natura che credevamo eterna. Gli scenari più foschi, soltanto elaborati da modelli computerizzati, potrebbero avverarsi nello spazio di poche generazioni. McKibben passa in rassegna, con implacabile lucidità, questi scenari e le varie teorie su cui essi si basano. Da qualunque parte la si consideri, insomma, la situazione del pianeta è sconfortante. Ma il mondo della natura sta a cuore a McKibben: il suo amore per una “natura incontaminata” trabocca da molte delle sue pagine e s’innesta nel filone di una pregnante tradizione letteraria e filosofica americana. Tutte le sue simpatie vanno quindi alla soluzione alternativa, quella “umile”, quella “biocentrica”, quella della deep ecology che non vede al centro di tutto l’uomo e il suo immediato tornaconto, ma si propone di salvare quanto resta di ogni sua forma. “Natura contro cultura”, dunque: contro la cultura dello spreco, contro l’ubriacatura consumistica, l’onnipresenza dell’artificiale e lo strapotere della tecnologia.
Bill McKibben è stato redattore e giornalista del “New Yorker” e ha pubblicato molti articoli sul problema ecologico. I suoi contributi compaiono di frequente nella “New York Review of Books”. Vive nella zona dei monti Adirondacks, a nord di New York.


