Libreria Editrice OssidianeLibreria Editrice Ossidiane

Libri dalla categoria Memorie

Esiste Dio?

Esiste Dio?

Studio critico-scientifico sul massimo problema del cosmo e dell’uomo

Autore/i: Landucci Pier Carlo

Editore: Edizioni Pro Civitate Christiana

seconda edizione, prefazioni dell’autore.

pp. 222, 39 figure a colori e b/n f.t., Assisi

Sommario:

Prefazioni I e II

I. – Al bivio
II. – Le meraviglie dell’universo
III. – Unità cosmica
IV. – L’ordine e l’ordinatore
V. – L’ordine del caos
VI. – Il primordiale impulso a distanza finita di tempo
VII. – Chi è l’ordinatore dell’universo?
VIII. – Il primo moto della materia
IX. – Motore primo e attualità pura
X. – Il mistero della natura
XI. – L’onnipotente
XII. – Colui che è
XIII. – l’unico Iddio
XIV. – Dio presente
XV. – Il polo divino
XVI. – Dio visibile
XVII. – La divina parola presente

Appendice – Nota critica sulla fisica einsteiniana

Indice analitico
Indice delle figure

Il Regno Eterno

Il Regno Eterno

Storia di una nostalgia e di una delusione

Autore/i: Nigg Valter

Editore: Istituto Editoriale Italiano

prima edizione, nota dell’editore, prefazione dell’autore, traduzione di Guido Gentili.

pp. IX-398, Milano

Sommario:

Nota dell’editore

Prefazione

  • Stato d’animo apocalittico nel mondo
  • Il messaggio di Gesù del Regno di Dio
  • Adempimento Paulino-Giovanneo
  • Chiliasmo protocristiano
  • La vicenda della delusione
  • Aspettazione montanistica del prossimo evento
  • La realizzazione del Regno
  • Sacerdotium et imperium
  • Il Regno dello Spirito e Gioacchino
  • La bufera taborita
  • La fede nel Regno durante la riforma
  • Il chiliasmo dei battisti
  • L’aspettazione del Regno nel pietismo
  • Il regno ideale filosofico
  • L’annuncio del Regno presso le sette
  • Il momento chiliastico nel comunismo
  • A mo’ di conclusione

Il Nano di Satana

Il Nano di Satana

Controstoria

Autore/i: Maffeo Pasquale

Editore: Edizioni Studio 12

con nota di lettura di Isaia Sales, n copertina: The King of Brobdingnag and Gulliver, James Gillray, 1803.

pp. 96, Roma

La sterminata bibliografia napoleonica non cessa di crescere sul proprio tronco, accumulando plurime rivisitazioni della vicenda biografica, delle campagne militari, delle manovre politiche, dell’ascesa imperiale, delle disfatte, dell’esilio, della morte per veleno. Opere o costruite in cattedra, per utilizzo accademico, o con meno rigore scientifico e maggiore prensilità sul lettore destinate alla divulgazione, o infine segnate da acribia variamente strategica giuridica sociale ideologica, per accreditare meriti e gesti irripetibili. poche con qualche riserva, nessuna contro. Il Bonaparte domina il petulante Occidente degli affari e delle guerre da un superbo altare iconografico. Ma ecco una fulminante scudisciata sulla faccia di bronzo dell’Imperatore. Se il piedistallo non trema, dopo la lettura di questa controstoria che Maffeo titola Il Nano di Satana l’occhio che ammirava potrà appannarsi il giudizio che osannava convertirsi in disgusto e ricusazione. Napoleone maestro di tutte le mafie, spogliatore di Papa Pio VI: tale la calcolata insinuazione di Camillo Perrone scodellata in tribunale al presidente Santelia, biografo bonapartista, che lo interroga per condannarlo. Pretesto inventivo? No. Storia vissuta, di uomini e fatti reali, raccontata da un narratore che dice la sua fuori coro, mentre intorno infittiscono le voci della celebrazione unitaria. Quattro capitoli costruiti con maestria, in una scrittura limpida e tesa, carica di variazioni umorali, coniugano l’avventura d’un capocosca nostrano con la carriera del “glorioso mariuolo” francese.

Pasquale Maffeo è nato a Capaccio (Paestum) nel 1933. Poeta narratore e drammaturgo, ha pubblicato una trentina di libri. La produzione in versi, sette raccolte e due poemetti per musica e scena, è interamente confluita nell’omnibus poesia .
Caramanica Nostra Sposa la Vita (2010). La prosa ha dato tre volumi di racconti, quattro romanzi (più recente è Il Mercuriale, 2005), biografie di Salvator Rosa, Giorgio La Pira e Federigo Tozzi, saggi su nostri scrittori novecenteschi. In particolare si ricorda l’organica ricognizione critica e antologica Poeti Cristiani del Novecento (2006). Alcuni dei suoi dieci testi teatrali -quattro se ne possono leggere in Voci dalle Maree (2000) -sono stati rappresentati o radiotrasmessi in Italia e in Svizzera. Da segnalare sono altresì le traduzioni dall’area inglese: W. Collins, W. Blake, J. Keats, C. Dickens, Ch. G. Rossetti, A. French. Scrive per la terza dei quotidiani. Da qualche anno è tornato a vivere nel Golfo di Gaeta.

Saggi di Linguistica Generale

Saggi di Linguistica Generale

Autore/i: Jakobson Roman

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

introduzione e cura di Luigi Heilmann, traduzione dagli originali inglesi di Luigi Heilmann e Letizia Grassi.

pp. XXVI-222, Milano

Nell’opera dello Jakobson si innesta l’esigenza di dare una risposta non elusiva ai nuovi interrogativi della scienza, una risposta che scaturisce dal suo modo di affrontare il problema particolare nel quadro, e in funzione, di una tematica generale. La linguistica viene dunque a collocarsi centralmente nell’ambito di una antropologia aperta a tutte le suggestioni, in un’attività interdisciplinare che non è espressione di curiosità aneddotica, né, tanto meno, di sfiducia nel metodo; al contrario e coscienza di una unità inscindibile. Di qui si svolge una sintesi teorica e metodologica che, dall’analisi delle unità minime del significante, conclude nell’indagine dei diversi livelli di struttura, della comunicazione e del messaggio poetico.

Roman Jakobson (1896-1982), linguista e semiologo, partecipò ancora studente alla formazione del circolo linguistico di Mosca (1915) e, trasferitosi in Cecoslovacchia dopo la Rivoluzione, fu uno dei fondatori del Circolo di Praga (1926) nel cui ambito fu coautore delle celebri Tesi per il I Congresso dei filologi slavi (1929). Stabilitosi negli Stati Uniti dopo l’invasione nazista della Cecoslovacchia, ha insegnato nelle maggiori università americane, dalla Columbia a Yale, a Harvard, al Mit. Tra le sue opere ricordiamo: Il farsi e il disfarsi del linguaggio (1971), Una generazione che ha dissipato i suoi poeti. Il problema Majakovskij (1975), Premesse di storia letteraria slava (1975), La linguistica e le scienze dell’uomo (1978), Lo sviluppo della semiotica (1978), “Hölderlin”. L’arte della parola (con Grete Lübbe-Grothues; 1979), Magia della parola (1980), Poetica e poesia (1985). Saggi di linguistica generale è stato pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nella collana “Fatti Idee Saggi Biografie” nel 1966.

Narratori Giapponesi Moderni – 2 Volumi

Narratori Giapponesi Moderni – 2 Volumi

Volume primo: Dalla fine ’800 a Tanizaki e Kawabata • Volume secondo: Mishima e i contemporanei

Autore/i: Autori vari

Editore: Bompiani

a cura di Atsuko Ricca Suga, introduzione di Maria Teresa Orsi, in copertina: Segno Mono.

vol. 1 pp. XII-366, vol. 2 pp. 367-750, Milano

Apparsa nel 1965 quest’antologia di narrativa giapponese a cura di Suga Atsuko ebbe il merito di colmare un grande vuoto nel panorama culturale italiano. A distanza di vent’anni Narratori giapponesi moderni rimane una raccolta di particolare validità e interesse (comprende gli autori più indicativi dalla fine del secolo scorso fino agli anni successivi alla seconda guerra mondiale) e può anche consentire di verificare la lenta e costante penetrazione di quegli autori all’interno della nostra cultura. Accanto a scrittori oggi notissimi e amati dal grande pubblico quali Mishima Yukio, Kawabata Yasunari e Tanizaki Jun’ichirò Narratori giapponesi moderni allinea autori meno celebri in Italia ma la cui importanza rimane fondamentale nella storia letteraria giapponese.
Certo nei vent’anni intercorsi dalla prima edizione di quest’opera molte cose sono cambiate – scrive Maria Teresa Orsi nella prefazione alla presente edizione – ma è forse proprio da quelle radici che muove “il panorama complesso, vivace e straordinariamente attivo della narrativa più recente”.

Visualizza indice

VOLUME I

Introduzione

Sôseki Natsume, Il signorina
Ogai Mori, Takasebune
Ichiyô Higuchi, La tredicesima notte
Kyôka Izumi, Il monaco di Kôya
Doppo Kunikida, Il vecchio Gen
Katai Tayama, Un soldato
Naoya Shiga, Il delitto di Han
Kan Kikuchi, Sul comportamento del Sire Tadanao
Junichiro Tanizaki, Il tatuaggio
Junichiro Tanizaki, Il ponte dei sogni
Ryûnosuke Akutagawa, Il paravento infernale
Masuji Ibuse, La salamandra
Riichi Yokomitsu, La primavera arriva su una carrozza
Yasunari Kawabata, Il neo

VOLUME II

Jôji Tsubota, Il mondo dei fantasmi
Osamu Dazai, La moglie di Villon
Fumiko Hayashi, La periferia
Fumio Niwa, L’età odiosa
Yasushi Inoue, La lotta dei tori
Shôhei Ooka, Memorie di un prigioniero di guerra
Yukio Mishima, L’amore dell’abate di Shiga
Shichirô Fukazawa, Gli Zummu del Tohoku
Jun Ishikawa, La storia delle settembrine
Junzô Shôno, La strada
Atsushi Nakajima, Il virtuoso

Bibliografia

Storia Mondiale del Diluvio

Storia Mondiale del Diluvio

Autore/i: Déribéré Maurice; Déribéré Paulette

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, traduzione di Donatella Zazzi.

pp. 352, ill. b/n e tavole b/n f.t., Milano

In tutte le parti del mondo, nelle più varie civiltà, si ritrova costantemente e viene tramandata la storia del diluvio, spesso trasposta in mito, e circondata da un alone di mistero. La distruzione degli uomini e delle loro opere dovuta ad inondazioni, una terribile calamità resa ancora più spaventosa dalla impotenza a difendersene, è sempre rievocata come un evento e un’immagine fondamentale nei passaggi di civiltà. Così è avvenuto in Mesopotamia, quando furono inondate le basse pianure: i Babilonesi ne rievocarono il diluvio negli antichi scritti sumerici, e la Bibbia ne fece uno dei suoi grandi temi. Così è avvenuto anche in Europa, nell’Asia – dall’India alla Cina, al Giappone, all’Australia, alla Polinesia…, nel continente americano – presso gli Indiani dell’America del Nord e gli Eschimesi, come presso gli Indios dell’Amazzonia, gli Inca, gli Araucani, e i Maya che, in un loro antico libro sacro, il Popol-Vuh, parlano di un diluvio come di un segno del passaggio dalle epoche della pietra scheggiata a quelle dei tempi storici.
Entrato a far parte dell’immaginario collettivo come «fine» e speranza di rinnovamento, il diluvio viene analizzato in questo saggio di M. e P. Déribéré con rigore scientifico, su basi geografiche, geologiche ed archeologiche, ma anche considerato come mito creativo, e simbolo religioso, in base ad una logica che riesce a dare delle spiegazioni anche ai temi più arcani. E apre infine una prospettiva su orizzonti nuovi e talora inquietanti: l’Apocalisse sarà un altro diluvio? E questo evento è possibile, o imminente?

Le Carte dei Sogni – Tarocchi

Le Carte dei Sogni – Tarocchi

54 immagini oniriche: i sogni più comuni e significativi.

Autore/i: Donelli Isa; di Giammario Luigi

Editore: Edito in proprio

illustrazioni di Luigi di Giammario.

54 carte a colori, Roma

Uno strumento per interpretare il linguaggio misterioso dei sogni, da cui trarre segni chiarificatori, liberatori o premonitori.

Isa Donelli, scrittrice e cartomante e uno dei nomi più noti della divinazione in Italia. Collabora con le più importanti riviste del settore ed è autrice di numerosi libri e mazzi.

Madaba

Madaba

Le chiese e i mosaici

Autore/i: Piccirillo Michele

Editore: Edizioni Paoline

presentazione di Noël Duval, introduzione e premessa dell’autore, documentazione grafica a cura di P. Eugenio Alliata.

pp. 376, interamente illustrato b/n, Cinisello Balsamo (Milano)

Il libro «si propone di fare il punto sulla ricerca storica-archeologica della regione di Madaba (Giordania), documentando la ricchezza del repertorio dei mosaici pavimentali di chiese, battisteri, edifici pubblici e privati e delineando il percorso artistico e l’evoluzione delle botteghe di validi artigiani che lavorarono intensamente, soprattutto dalla seconda metà del V secolo fino all’epoca omayyade» (D. Mazzoleni, in L’Osservatore Romano, 2-3 gennaio 1990, p. 7).

Michele Piccirillo «ha alle spalle un’intensa attività archeologica centrata proprio sulle chiese dell’antica diocesi di Madaba. Questo stupendo volume, accompagnato da un imponente apparato iconografico di almeno 570 tra foto, mappe, piantine, disegni e da una bibliografia di almeno 250 titoli, fa quasi il punto sulla grande avventura storica-archeologica… e sulla “Scuola di Madaba”, una vera e propria accademia d’arte musiva in azione in piena epoca bizantina…
Da manuale archeologico [il libro] si trasforma in una vera e propria guida per chi vorrà percorrere quelle strade della Giordania meridionale, ma anche in un’avventura dello spirito all’interno di comunità cristiane fiorenti ancora più di un secolo dopo la vittoria dell’Islam in quelle regioni» (G. Ravasi, in Letture, gennaio 1990, pp. 87-89).

«È un libro importante, arricchito da una vastissima documentazione lessicale e iconografica, che fa il punto su un patrimonio artistico di enorme importanza, soprattutto quello dei mosaici bizantini ai quali padre Piccirillo, francescano e professore di geografia biblica allo Studium Biblicum di Gerusalemme e ora anche al Pontificio Istituto Biblico di Roma dedica da anni la sua fruttuosa ricerca» (C. Ragaini, in Famiglia Cristiana, 18 ottobre 1989, p. 149).

Dall’introduzione dell’autore:
“Con il presente studio, continuando la pubblicazione sulle chiese e i mosaici di Giordania di cui è già uscito il primo volumetto Chiese e Mosaici della Giordania Settentrionale, Collectio Minor Studium Biblicum Franciscanum, n. 30), abbiamo inteso fare il punto sulla ricerca storico-archeologica dedicata alla città di Madaba e alla regione circostante.
Per i mosaici delle sue chiese e degli edifici pubblici e privati finora scoperti, Madaba è stata giustamente indicata come un centro importante dell’arte del mosaico in Giordania, tanto da far scrivere di una Scuola di Madaba operante in città e nella regione.
Lo scopo primo di questo studio è quello di documentare la ricchezza di tematiche dei pavimenti mosaicati finora scoperti e conservati in città, al Monte Nebo e nella regione circostante, al fine di precisare il gusto dei mosaicisti artigiani che li misero in opera.
Essendo quest’opera una sezione preparatoria di un lavoro più ampio esteso a tutta la Giordania, tralasciamo volutamente di approfondire queste tematiche sotto l’aspetto iconografico ed artistico, limitandoci ad accennare alle linee generali di sviluppo interno e ai loro possibili significati.
Da fatto artistico e di gusto di un’epoca, i mosaici pavimentali con le iscrizioni che li accompagnano sono diventati una fonte insostituibile per la conoscenza della storia della diocesi di Madaba e del suo territorio. L’opera perciò si presenta come un lavoro di sintesi che tocca diversi aspetti documentario, artistico e storico ricavabili dai mosaici, con una preferenza per il dato storico-geografico. L’intenzione è di riscrivere una pagina dimenticata della storia interna di una comunità cristiana di Giordania in epoca bizantino-omayyade, tentando nello stesso tempo sempre sulla base delle iscrizioni dei mosaici di fissare i limiti geografici della diocesi di Madaba.
A pochi anni dalla rioccupazione moderna del tell da parte di alcune famiglie di beduini cristiani, padre Séjourné poté già scrivere nel 1892 un nutrito articolo dedicato alla storia e alle antichità della città romano-bizantina che si andava riscoprendo. Una sintesi della ricerca successiva fù pubblicata dal Leclercq nel 1931 La ripresa degli scavi a Madaba e nella regione da parte di diversi istituti archeologici ha reso necessario questo aggiornamento, dove gli storici potranno trovare riuniti tutti i dati oggi disponibili sulle antichità bizantine della città e della regione.
Un particolare risalto è stato dato alle iscrizioni che sono la chiave portante di questo tentativo di storia e geografia ecclesiastica. Senza troppo attardarci in problemi tecnici di epigrafia, per i quali rimandiamo al lavoro di P.-L. Gatier (Inscriptions de la Jordanie, 2, cfr LA 1986, 386-392), presentiamo le iscrizioni nel loro contesto archeologico, sicuri di contribuire in modo determinante alla loro corretta lettura e comprensione. Degli scavi già ampiamente studiati da altri o dai noi stessi, come i mosaici del Monte Nebo e la Carta di Madaba, diamo un riassunto e, se è il caso, il nostro contributo chiarificatore alla luce delle nuove scoperte.
Eccetto che per alcuni scavi iniziati da noi (il Palazzo Bruciato di Madaba, la chiesa di en-Nitl, le chiese di ’Ayoun Mousa e di Um er-Rasās, l ambiente di Procapis e l’ala orientale del monastero del Nebo), altrove abbiamo ripreso lo scavo a cominciare dal pavimento mosaicato di superficie messo in luce dai nostri predecessori. Dobbiamo perciò lamentare una mancanza di documentazione per lo strato di abbandono.[…]”

Patologia del Comportamento Alimentare

Patologia del Comportamento Alimentare

Obesità, anoressia mentale e personalità

Autore/i: Bruch Hilde

Editore: Giangiacomo Feltrinelli Editore

traduzione dall’inglese di Lotte Dann Treves.

pp. 520, Milano

Questo libro analizza i disturbi legati al comportamento alimentare in tutte le loro complesse implicazioni organiche e psicologiche.
Rispetto alla letteratura corrente sull’argomento, spesso generica, basata su documentazioni poco attendibili e non sempre fondata su una rigorosa osservazione clinica, il lavoro della Bruch, considerata la massima autorità mondiale sull’argomento, che raccoglie i dati di quarant’anni di seria ricerca, si pone come un’opera lungamente attesa e di indiscutibile interesse scientifico.
Il comportamento alimentare patologico si lega, se non nella totalità dei casi nella maggior parte delle sue manifestazioni gravi, a nube di natura psichica. Se ciò è generalmente riconosciuto nei riguardi dell’anoressia mentale, non così avviene per il più diffuso problema dell’obesità e dell’eccesso di peso corporeo. Spesso quest’ultimo viene trattato e affrontato solo perché non si adegua ad un canone estetico. Cosi nella nostra civiltà la magrezza è segno visibile di virtù e di bellezza.
Un valore estetico tuttavia non può essere posto a fondamento di una scienza né di una terapia.
Una terapia adeguata non deve intervenire a livello di sintomi; non si tratta quindi di imporre dei regimi dietetici che per quanto meditati e “individualizzati” sono diretti esclusivamente all’eliminazione appunto del sintomo. Si tratta al contrario di individuare il fattore eziologico che sta alla base del disturbo. E a questo riguardo che lo studio della personalità del malato può portare a scoprire proprio nella psiche l’elemento eziologicamente determinante dei comportamenti alimentari patologicamente rilevanti. Ed è la chiarificazione di tali meccanismi sottesi e nascosti il tema fondamentale del testo.
Hilde Bruch è una psichiatra; come per prima lei stessa ammette, i pazienti che ha curato sono soprattutto individui che presentano chiare turbe psichiche. Questo fatto tuttavia non toglie nulla all’interesse generale delle sue analisi.
Il libro è rivolto, per il rigore scientifico della trattazione, a medici, psicologi e operatori sociali; la semplicità e la chiarezza del linguaggio lo consigliano inoltre a chiunque rifiuti l’informazione superficiale e parziale e tenda ad una conoscenza più precisa ed attuale del problema trattato.

Hilde Bruch è medico e professore di psichiatria al Baylor College of Medicine, Houston, Texas. Ha scritto numerosissimi articoli sulle anomalie del comportamento alimentare e alcune monografie sul tema. Tra le sue opere tradotte in italiano, ricordiamo: Apprendere la psicoterapia (Boringhieri 1979) e La gabbia d’oro. L’enigma dell’anoressia mentale (1983).

Segreti dell’Antica Malta

Segreti dell’Antica Malta

Autore/i: Evans John D.

Editore: Il Saggiatore

prima edizione, premessa e introduzione dell’autore, traduzione di Cesare Salmaggi.

pp. 266, 97 fotografie b/n f.t., 33 disegni b/n, 2 carte geografiche b/n, Milano

Nelle isole di Malta e di Gozo, al centro del gran bacino del Mediterraneo, si trovano alcuni dei più affascinanti e straordinari monumenti preistorici di tutta Europa: i grandi templi megalitici. Costruiti dai primi abitanti di queste isole circa 4000 anni fa per gli elaborati riti della loro religione, essi sembrano essere stati dedicati sia alla adorazione degli antenati, sia al culto di una dea della fertilità. Questo libro narra la storia di questi antichi Maltesi, quale ci è stata rivelata dalle scoperte più recenti.
I primi coloni giunsero a Malta intorno alla metà del III millennio a. C. dalla vicina Sicilia: si trattava di agricoltori primitivi con una misera cultura di tipo neolitico. Nel nuovo paese essi prosperarono, e svilupparono una notevole cultura che fiorì indisturbata per parecchi secoli.
Più tardi essi furono notevolmente influenzati dalla civiltà minoico-micenea che si espandeva dalle non lontane terre della Grecia e di Creta.
Di quei secoli ci rimangono alcuni templi che costituiscono meravigliosi esempi di architettura.
Costruiti con pietre pesantissime ed enormi, essi contengono anche splendide sculture, molte delle quali rimasero a cielo aperto, altre furono recuperate durante le campagne di scavo.
Uno dei risultati più straordinari raggiunti nelle più recenti ricerche è dato dalla conferma che queste genti non usarono mai utensili di metallo; altro mistero è costituito dalla loro improvvisa e sconosciuta fine. Poco dopo il 1500 a. C., essi, infatti, scomparvero lasciando il posto a un popolo di cultura meno raffinata, giunto probabilmente dalle coste dell’Italia meridionale. La storia della civiltà degli antichi Maltesi è qui narrata con estrema competenza e passione di archeologo da John D. Evans, che ha condotto dal 1952 una lunga ricerca sui monumenti preistorici di Malta.

John D. Evans è nato a Liverpool nel 1925. Ha studiato archeologia e antropologia al Pembroke College di Cambridge.
Dopo aver compiuto il servizio militare, ha viaggiato a lungo in tutto il Mediterraneo, dalla Spagna alla Turchia. Membro dell’Istituto Britannico di Archeologia di Ankara nel 1951, fu nominato capo della missione di ricerche sui monumenti preistorici di Malta, durante gli scavi condotti dalla Università dell’isola dal 1952 in poi. È inoltre professore di archeologia preistorica europea all’Istituto di Archeologia dell’Università di Londra.

Il Vaticano e Mosca

Il Vaticano e Mosca

1940-1990

Autore/i: Riccardi Andrea

Editore: Editori Laterza

introduzione dell’autore.

pp. XVI-392, Bari

Una ricostruzione attenta di cinquant’anni di difficili relazioni politiche e diplomatiche: la storia di un antagonismo – variamente modulato – che ha pesato moltissimo nelle coscienze degli uomini del nostro secolo. Roma, capitale del cattolicesimo, e Mosca, capitale della Santa Russia e «Terza Roma», rappresentano indubbiamente due città-simbolo della storia europea. I secolari rapporti tra questi due poli del cristianesimo subirono una brusca svolta con la Rivoluzione russa del 1917: Mosca divenne il centro di un impero anticristiano; Roma le si contrappose. Nel periodo preso in esame da Riccardi si passa dalla condanna senza appello formulata da Pio XII alla ricerca del dialogo che ha caratterizzato i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI, sino all’atteggiamento risoluto e incisivo di Giovanni Paolo II, di fondamentale importanza nella preparazione di quegli imponenti sommovimenti che hanno mutato in breve tempo il volto dell’Europa dell’Est.

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, è storico del mondo contemporaneo e in particolare del cristianesimo. Nel 1984 con il volume Pio XII, da lui curato e pubblicato per i nostri tipi, ha posto tra i primi il problema di una rinnovata considerazione di quel pontificato. Per Laterza ha pubblicato anche: Le Chiese di Pio XII (a cura di); Il Vaticano e Mosca 1940-1990; Intransigenza e modernità. La Chiesa cattolica verso il terzo millennio; Islam e Occidente. Riflessioni per la convivenza (con M. Camdessus, J. Daniel e U. Eco); Pio XII e Alcide De Gasperi. Una storia segreta; Convivere; L’inverno più lungo. 1943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma; La strage dei cristiani. Mardin, gli armeni e la fine di un mondo.

Occasione o Tentazione?

Occasione o Tentazione?

Arte di discernere e decidere

Autore/i: Fausti Silvano

Editore: Editrice Àncora

pp. 168, Milano

L’uomo del nostro tempo, consegnato al proprio arbitrio e svincolato dalla legge, come può distinguere il bene dal male, ciò che lo porta alla patria del suo, desiderio da ciò che lo fa miseramente naufragare?
Questo libro vuol essere un piccolo manuale di cammino interiore, che si rifà alle tradizioni più antiche e collaudate, anche se ignote, per imparare l’arte di discernere e decidere.
Propone esercizi da fare per vivere in pienezza la libertà alla quale siamo destinati. Aiuta a vedere la differenza tra piacere apparente e gioia, tra tristezza positiva e negativa, tra gioia autentica e sue contraffazioni. La gioia e la tristezza del cuore sono il criterio, interno a ciascuno di noi, del bene e del male. Questa è la nuova legge: la ”legge di libertà”, alla quale da sempre siamo chiamati. A questa legge, se lo vogliamo, oggi siamo finalmente arrivati.

Silvano Fausti, compiuti gli studi filosofico-teologici con un dottorato sulla fenomenologia del linguaggio all’università di Münster i.W., ha insegnato teologia. Da più di vent’anni vive in una cascina alla periferia di Milano (Villapizzone) con una comunità di gesuiti dediti al servizio della Parola e inserita in una comunità più ampia di famiglie aperte ai problemi dell’emarginazione.
La sua ricerca coniuga insieme esperienza di vita e riflessione rigorosa, esposizione precisa e linguaggio semplice, in un costante dialogo a tutto campo tra modernità e tradizione. Ha pubblicato: Ermeneutica teologica, Bologna 1973; Una comunità legge il vangelo di Marco, 2 voll., Bologna 1975-1978 (in coll.); Lettera a Sila, Casale Monf. 1990; Ricorda e racconta il vangelo. La catechesi narrativa di Marco, Milano 1990; Libertà dei figli e verità del vangelo, Casale Monf. 1993; Una comunità legge il vangelo di Luca, Bologna 1994; La fine del tempo, Casale Monf. 1994; Elogio del nostro tempo, Casale Monf. 1996.

La Dottrina della Fede

La Dottrina della Fede

Dogma, Morale, Spiritualità

Autore/i: Amerio Franco

Editore: Edizioni ARES

pp. 912, Milano

Questa nuova edizione aggiornata di un classico della catechesi, precedentemente apparso con il titolo Il Nuovo Catechismo
Antico, e con lo pseudonimo Franco della Fiore, si presenta in una congiuntura culturale che lo rende ancora più utile, dopo oltre dieci anni di grandi successo presso il pubblico e di singolari riconoscimenti da parte dei Pastori e dei Teologi.
Il testo di Franco Amerio è infatti un eccellente strumento di lavoro per quanti sono impegnati nella catechesi dei giovani e degli adulti, e può servire anche come manuale davvero completo e organico a quanti desiderano approfondire e aggiornare la propria formazione dottrinale. Inoltre la Dottrina della Fede ha il pregio di interessare tutti per la serietà e il limpido rigore dell’esposizione, avvincente per il calore umano e per la fede viva che animano ogni pagina.

Franco Armerio è un illustre rappresentante della scuola salesiana. Nato a Lugano nel 1906, è dottore in Lettere e Filosofia e in Teologia. Nel 1954 conseguì il titolo di libero docente di Storia della Filosofia nelle università statali, e per molti anni ha insegnato nel liceo classico “Valsalice” di Torino. Fra le sue opere di ricerca scientifica vanno ricordate l’Introduzione allo studio di G.B. Vico (1946), l’Epistemologia(1948) e Ardigò (1957); vi sono poi le notissime presentazioni di classici del pensiero come la Metafisica e l’Etica nicomachea di Aristotele, la Monadologia di Leibniz, la Scienza Nova di Vico e gli Epistemologi contemporanei. Amerio ha inoltre pubblicato un manuale di storia della filosofia e uno di storia civile (con lo pseudonimo Francesco Moroni), molto apprezzati nelle scuole secondarie superiori.

John Gabriel Borkman

John Gabriel Borkman

Autore/i: Ibsen Henrick

Editore: Officina Edizioni

introduzione e traduzione di Claudio Magris, in copertina: Ibsen di Edward Munch.

pp. 128, Roma

“John Gabriel Borkman”, scritto nel 1896, racchiude temi e motivi tipici del teatro di Ibsen sublimati in una dimensione essenzialmente poetica.
L’eccezionale grado di concentrazione drammatica – tutto si svolge in poche ore, in una sera in cui i destini dei personaggi vengono rivelati e conclusi conferisce all’opera una complessa unità sviluppata come andamento nel «profondo». In un percorso in cui dall’inagibilità del tempo come presente i personaggi risalgono al passato, la magistrale tecnica analitica di Ibsen è in grado di svelare le contraddizioni e i problemi non soltanto esistenziali dei protagonisti del dramma. Oltre alla nuova traduzione del “Borkman” ad opera di
Claudio Magris, il volume pubblica un saggio introduttivo dello stesso Magris, la recensione di George Bernard Shaw alla «prima» londinese e un successivo scritto di Shaw dedicato a “Borkman”, compreso in “Quintessenza dell’ibsenismo”.
“John Gabriel Borkman” è andato in scena al Teatro Argentina di Roma il 29 gennaio 1981.

Visualizza indice
  • Da Shaw a Ibsen, da Ibsen a Shaw  di Luigi Squarzina
  • La megalomania della vita  di Claudio Magris
  • John Gabriel Borkman
    • Atto primo
    • Atto secondo
    • Atto terzo
    • Atto quarto
  • John Gabriel Borkman di George Bernard Shaw
  • Gian Gabriel Borkman e “La quintessenza dell’ibsenismo” di George Bernard Shaw

I Poteri Straordinari degli Animali

I Poteri Straordinari degli Animali

Cani telepatici, gatti che prevedono terremoti, tartarughe che ritrovano la strada di casa

Autore/i: Sheldrake Rupert

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prima edizione, traduzione di Anna Cristina Zapparoli.

pp. 332, illustrazioni b/n, Milano

«Una tartaruga franca fu catturata ad Ascensione e portata in nave fino alla Manica, a 5000 miglia di distanza,
e lì liberata. Due anni più tardi fu ritrovata di nuovo ad Ascensione e riconosciuta dal marchio sul carapace.»

Per la prima volta la scienza spiega le percezioni extrasensoriali degli animali.

«Blackie, una giovenca di due anni, è scappata dall’azienda agricola alla quale era stata venduta e, percorrendo 11 chilometri di strada a lei totalmente sconosciuta, ha raggiunto la fattoria alla quale era stato venduto il suo vitellino.» «I cani di una signora epilettica, prima di ogni crisi, le stanno vicini e, appena l’attacco si scatena, cercano di aiutarla. Uno dei due tenta perfino di mettersi tra lei e il pavimento mentre cade.» «Heinz Peteri notò che i colombi ”spesso volavano via all’improvviso, tutti insieme, e mezz’ora più tardi al massimo arrivavano i bombardieri”. L’uomo utilizzò questa scoperta per avvertire i compagni e i superiori dell’imminenza di un raid. Quando la Gestapo venne a saperlo, lo arrestò come spia e per sospetta ”collusione con il nemico”.» Cani che sanno quando il padrone sta tornando a casa, gatti che corrono al telefono quando chiamano i loro umani prediletti, cavalli che trovano la via di casa a chilometri di distanza, ratti, cani, colombi e fagiani che avvertono in anticipo l’arrivo di un terremoto o di altri pericoli imminenti: Rupert Sheldrake ha avviato da anni un filone di ricerca del tutto inesplorato dalla scienza ufficiale, benché da più parti e da sempre si ammetta che gli animali posseggono talenti che gli uomini hanno smarrito.
In questo libro, frutto di anni di studio, ricerche sul campo e migliaia di interviste, l’autore sostiene che i membri di un gruppo sono legati da vere e proprie aree di influenza reciproca, caratterizzate da una memoria collettiva, da modelli di comportamento, adattamento e apprendimento comuni. Tali aree di influenza consentono a cani, gatti, conigli, pappagalli e altri animali di comunicare telepaticamente tra di loro o con gli uomini. Non solo un’ipotesi suggestiva che molti di noi avranno immaginato senza poterla mai dimostrare, ma una nuova teoria scientifica provata dall’evidenza e raccontata attraverso casi commoventi e storie apparentemente incredibili che hanno come protagonisti l’uomo e gli animali.

Rupert Sheldrake ha studiato scienze naturali e biochimica a Cambridge, filosofia a Oxford.
Membro della Royal Society, insegna al Clare College di Cambridge. E prolifico pubblicista scientifico e autore di numerosi libri tra cui: La rinascita della natura (Corbaccio 1994), Sette esperimenti per cambiare il mondo (Corbaccio 1995), L’ipotesi della causalità formativa (Red 1998).

Storie

Storie

Libri I-XL

Autore/i: Polibio di Megalopoli

Editore: Rusconi

prima edizione, introduzione di Nicola Criniti, note, appendici, indici, bibliografie di Nicola Criniti e Danilo Golin, traduzione di Alessandro Vimercati, in sovraccoperta: stele a rilievo raffigurante un’immagine idealizzata di Polibio giovane, Kleitor.

pp. 1412, nn. cartine b/n f.t., Milano

Polibio di Megalopoli visse uno dei periodi più tormentati della storia ellenica, nel II secolo a.C., nel momento cioè in cui la Grecia veniva sottomessa alla potenza sempre crescente e schiacciante di Roma.
Figlio dell’età ellenistico-romana, è l’esempio più tipico di una nuova mentalità che si veniva delineando in quei tempi: e partecipò e visse da protagonista le vicende storico-politiche che dovevano cambiare definitivamente volto al mondo allora conosciuto. Sapendo anzitutto comprendere la grande novità dell’Urbe, riuscì a conciliare l’Oriente greco con l’Occidente romano, nella sua ammirazione e nel suo amore per la tradizione ed insieme per il nuovo che traspare così vivamente dalle sue Storie. In effetti, proprio il più che quindicennale esilio romano (dal 167 a.C.) doveva toccare nel profondo e maturare un ormai deluso quarantenne, aprendogli la possibilità di nuove esperienze e di nuove conoscenze, che lo iniziarono quasi controvoglia all’arte della storia. Polibio allacciava un’amicizia profonda e intima col grande P. Cornelio Scipione Africano Emiliano, entrando a far parte del circolo culturale – filelleno, ma pur sempre romano – degli Scipioni e di quella cerchia di persone che sembravano dover reggere, almeno per quei tempi, le sorti dell’impero mediterraneo. Dopo la liberazione, lasciata l’Italia nel 150, il Megalopolitano vi doveva tornare ancora, specie per accompagnare l’Emiliano nei suoi viaggi e nelle sue imprese mediterranee: e la spinta a viaggiare – nell’intento, anche, di dare alla sua esperienza politica ed umana un maggior carattere di completezza – lo portava ad essere testimone delle distruzioni di Cartagine e di Corinto nel 146 e di Numanzia nel 133, emblematiche del cinico e brutale imperialismo espansionistico che l’Urbe viveva allora. Una banale caduta da cavallo, a più di ottant’anni, toglieva di mezzo colui che era stato l’interprete più acuto delle vicende storiche dell’umanità classica del III/II secolo, nella difficile e tormentata fase di passaggio dalla grecità alla romanità.

L’esperienza umana e politica di Polibio si concretò nella stesura delle sue opere storiografiche: in particolar modo delle Storie, cui fu sempre ed esclusivamente legata la sua fama, e che gli costarono almeno un ventennio di lavoro e furono pubblicate postume. Dei quaranta libri purtroppo un destino capriccioso ci ha restituito non molto: i primi cinque libri completi, ampi estratti del sesto e del diciottesimo, e numerosi brevi stralci e citazioni degli altri. Eppure si meritavano ben altro rispetto: questa sorta di storia universale tracciava con grande lucidità le vicende dello scontro frontale tra i Cartaginesi e i Romani, dalla prima alla terza Guerra Punica, che avevano mutato la prospettiva mondiale. Ma senza fondamentali pregiudizi o limiti: indirizzate a tutti, le Storie di Polibio si rivolgevano agli uomini di cultura, Greci e Romani, con un modo del tutto nuovo di fare la storia, perché diverso è l’interesse di chi la scrive. Narrazione critica ed esauriente di avvenimenti umani, in definitiva, comprensibili agli uomini, che ne sono gli autori in quanto pensano, attori in quanto agiscono, e spettatori in quanto assistono. E Polibio, anche per questo, non allontana mai lo sguardo dal concreto umano, innanzi tutto dalla costituzione interna, inscindibile dallo stato, e dalle leggi di Roma; strutture queste – Polibio ne è ben convinto – che sono frutto principe dell’intelligenza degli uomini più concreti e pragmatici dell’antichità. E lo dice con grande convinzione un uomo che – pur con tutta l’ambizione nei confronti dei vincitori romani – resta intimamente greco, intriso di cultura ellenistica: i giudizi di Polibio sono equilibrati e in buona misura accettabili, perché appunto non hanno l’intento di sostenere una causa. Che poi egli sia stato, nelle sue Storie, senza dubbio il miglior interprete – fors’anche nell’Urbe – della romanità, non fu che una inevitabile conseguenza della situazione contingente, che non poteva certo sfuggire alla sua intelligenza e acribia: la città di Roma cominciava a diventare il mondo.

Tutti i Romanzi

Tutti i Romanzi

L’opera narrativa di uno degli autori più inquietanti ed eterodossi del Novecento

Autore/i: Bataille Georges

Editore: Bollati Boringhieri Editore

prima edizione, a cura di Guido Neri, traduzioni di Michele Canosa, Guido Davico Bonino, Paola Decima Lombardi, Oreste Del Buono, Vera Dridso, Roberta Ferrara, Guido Neri, Dianella Selvatico Estense.

pp. XLIII-704, Torino

«Oggi lo sappiamo, Georges Bataille è uno degli scrittori più importanti di questo secolo»: così Michel Foucault ha sancito il riconoscimento definitivo di una eccezionale quanto asistematica esperienza di pensiero che – radicata in Sade, Dostoevskij, Nietzsche – investe sociologia, arte, politica, letteratura, psicoanalisi, religione.
Grazie a una scrittura che abolisce i confini tra narrazione e saggio, la più nuda e lacerante testimonianza individuale si salda infatti all’indagine rigorosa su temi storico-sociali di ordine collettivo. Eppure, questo complesso mondo intellettuale ha suscitato letture spesso riduttive, improntate a sordità ideologica, inerzia del gusto, goffa fascinazione mimetica, che hanno finito per esasperarne gli elementi più esteriori di erotismo e trasgressione.
Nel presentare l’insieme dei testi narrativi di Bataille (L’azzurro del cielo, Storia dell’occhio, Madame Edwarda, Il piccolo, L’impossibile, L’abate C., Il morto, Julie, Mia madre, Charlotte d’Ingerville, La casa bruciata), nella accurata edizione italiana messa a punto da Guido Neri, questo volume intende fornire al lettore l’occasione per riavvicinarsi, Con uno sguardo criticamente avvertito, a una materia dove presentimento, ossessione, estasi, irrisione, dolore, vergogna vengono risolti in un personalissimo stile antidiscorsivo, a tratti rarefatto e onirico, che dà corpo ad alcune delle pagine più intense della letteratura europea del Novecento.

Georges Bataille (1897-1962), scrittore, filosofo, sociologo, etnografo, è autore, oltre che di romanzi e racconti, anche di un’ampia produzione saggistica; segnaliamo, in traduzione italiana: La parte maledetta (nelle nostre edizioni), Su Nietzsche (Cappelli, Bologna 1980), L’erotismo (SE, Milano 1986), L’esperienza interiore (Dedalo, Bari 19872), La letteratura e il male (SE, Milano 1989), La sovranità (Il Mulino, Bologna 1990).

La Mente in Azione

La Mente in Azione

Autore/i: Berne Eric

Editore: Casa Editrice Valentino Bompiani

prefazione di A. A. Brill, prefazione e introduzione dell’autore, traduzione dall’inglese di Giordano Manzini.

pp. 420, Milano

Si possono giudicare le persone dalla loro apparenza?
A che cosa serve il cervello?
Perché la gente agisce ed è sensibile?
Quando comincia il sesso? Perché la gente sogna?
Che cos’è l’inconscio?
Che cos’è la pazzia?
Che cosa vuol dire farsi visitare da uno psichiatra?
Come scegliere un medico?
A tali domande e a molte altre risponde un ben noto psicologo e psichiatra americano in questo libro unico nel suo genere, che dà una cittadinanza scientifica agli infiniti non formulati interrogativi che accompagnano ogni nostro rapporto con gli uomini e con le cose.
Eric Berne possiede la felice facoltà di esporre e documentare le più recenti teorie psicanalitiche, di spiegare i più misteriosi processi mentali in modo cosi originale, semplice e dilettevole, da interessare non solo il profano intelligente, ma il medico, lo psicologo e lo psicanalista.

L’Essenza della Verità

L’Essenza della Verità

Sul mito della caverna e sul «Teeteto» di Platone

Autore/i: Heidegger Martin

Editore: Adelphi Edizioni

a cura di Hermann Mörchen, edizione italiana e avvertenza a cura di Franco Volpi.

pp. 380, Milano

Attraverso una magistrale e minuziosa interpretazione del celebre mito della caverna in cui si narra della condizione dell’uomo, costretto fin dalla nascita nell’oscurità, e del suo rivolgersi, della sua conversione alla luce del sapere, Heidegger mostra come con Platone l’idea di verità subisca un mutamento essenziale, in particolare rispetto alla figura che di essa si era delineata in Parmenide, e come tale mutamento segni l’inizio di un destino dal quale l’umanità è condotta, volente o nolente, fino alla tecnica moderna. Al tempo stesso egli chiarisce che la verità non è un «valore» che si lasci tranquillamente addomesticare in vista di un’arcadica edificazione dell’uomo  come vorrebbero le legioni dei neoumanisti, ma piuttosto un evento in cui l’uomo mette in gioco tutto se stesso e che implica necessariamente il rischio della caduta, del fallimento, della «non verità». Così il pensare filosofico, che in tale cimento si dibatte a fatica, non è una disciplina specialistica o una tecnica, né una visione del mondo o un «valore culturale», bensì un radicale «domandare che trasforma l’uomo, nel suo esistere, dalle fondamenta».
Questo volume, che propone il corso universitario tenuto da Heidegger a Friburgo nel 1931/32  dunque nel periodo in cui matura la cosiddetta «svolta», è, fra l’altro, una clamorosa dimostrazione della perspicuità di Heidegger, della sua somma capacità di elucidare le questioni più ardue, quasi guidando passo per passo il suo interlocutore. In breve, esattamente l’opposto di quella fumosità e astrusità che da sempre gli rimproverano i suoi oppositori.
L’essenza della verità, inedito in Italia, è stato pubblicato per la prima volta nel 1988, nell’ambito delle opere complete di Heidegger.

Essere e Tempo

Essere e Tempo

Autore/i: Heidegger Martin

Editore: Longanesi & C.

introduzione e traduzione dal tedesco di Pietro Chiodi condotta sull’undicesima edizione.

pp. XXXIX-568, Milano

È dagli anni ’60 che assistiamo a un continuo e spettacolare ritorno della influenza di Heidegger sulla cultura del nostro tempo: egli è presente negli esiti «ontologici» dell’ultimo Merleau-Ponty o nella rivolta contro il tecnicismo industriale (Marcuse) come nel rinnovamento della filosofia marxista (Sartre, Kosik, Schaff), nella «fondazione» dello strutturalismo (Foucault, Lacan, Althusser) o nel riacceso confronto con la fenomenologia husserliana tomata in auge negli anni ’50.
Ma presiede altresì a molte posizioni post-strutturaliste, post-freudiane, postfenomenologiche e magari post-heideggeriane emerse nella cultura francese (da Tel Quel a Critique, da Klossowski a Guattari, da Derrida a Deleuze). Tra la filosofia di Heidegger e i suoi seguaci ed epigoni, c’è stato un continuo e ininterrotto approfondimento e un reciproco aggiornamento che si è tradotto in stratificazioni di interpretazioni, letture e influenze che dalla filosofia sono arrivate alla storia e da qui hanno poi viaggiato a ritroso: se di recente abbiamo assistito al riaprirsi della ferita riguardante le relazioni di Heidegger con il nazismo – che ha creato schieramenti e contrapposizioni vié stose ed eclatanti -, dall’altra la sua filosofia si rivela sempre più un’inesauribile fonte rigeneratrice per il pensiero contemporaneo, forte o debole che sia. Tuttavia, questa filosofia e l’accavallarsi di interpretazioni e nuove riflessioni ha pur sempre la sua segreta origine nel «primo Heidegger», il cui documento fondamentale è costituito da Essere e tempo. A quest’opera, rimasta enigmaticamente-interrotta, si è ispirata gran parte della filosofia, della teologia, della psichiatria a partire dagli anni ’30. Perché quest’opera rimase incompiuta? Che significato ha la svolta fra il «primo» e il «secondo» Heidegger? C’è continuità o rottura fra l’Heidegger «ermeneuta dell’esistenza» e l’Heidegger «pastore dell’essere»? C’è qualche nascosto legame fra la polemica antimetafisica condotta in sede linguistica sia da Heidegger sia dal neopositivismo?
Queste domande sono ancora di fronte a noi benché la bibliografia su Heidegger abbia già abbondantemente superato le duemila voci.

MARTIN HEIDEGGER è nato a Messkirch, Baden, nel 1889. E stato allievo di H. Rickert e assistente di E. Husserl a Friburgo. Ha insegnatopresso l’università di Marburgo (fino al 1927) e diFriburgo (fino al 1945). Tra i suoi scritti: Sein und Zeit (Essere e tempo, 1927), Kant und das Problem der Metaphysik (Kant e il problema della metafisica, 1929), Was ist Metaphysik? (Che cosa è la metafisica?, 1929), Vom Wesen des Grundes (L’essenza del fondamento, 1929), Brief über den Humanismus (Lettera sull’umanesimo, 1947) e Holzwege (Sentieri interrotti, 1950). Il filosofo si è spento a Messkirch il 26 maggio 1976.