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I Racconti degli Dei

I Racconti degli Dei

Autore/i: Papa Sebastiana

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

in copertina: La Dea Durga, iconografia popolare indù-

pp. 224, 46 illustrazioni b/n, Milano

Cinquantanove racconti nati da una paziente ricerca che l’autrice ha condotto viaggiando per mesi in luoghi diversi dell’India: il distretto di Madurai, roccaforte dell’ortodossia indù, la periferia di Bombay, la grande città industriale da secoli aperta alle influenze occidentali, e la valle di Kulu, in una zona di montagna all’estremo nord del Paese. Essa ha ascoltato e registrato dalla viva voce della gente le storie dei loro Dei, le cui radici affondano nelle tradizioni codificate e in tradizioni orali ancora più antiche. Traducendo quindi la sua ricerca in racconto e illustrandola con immagini tratte dall’iconografia popolare, Sebastiana Papa ha saputo cogliere come il Divino, presso quel popolo straordinario, sia profondamente intessuto al quotidiano, e restituirci, attraverso la freschezza di queste sue «biografie divine», la sensibilità autentica dell’anima indiana.

La Cultura del Narcisismo – L’Individuo in Fuga dal Sociale in un’Età di Disillusioni Collettive

La Cultura del Narcisismo – L’Individuo in Fuga dal Sociale in un’Età di Disillusioni Collettive

Titolo originale: The Culture of Narcissism

Autore/i: Lasch Christopher

Editore: Bompiani

introduzione dell’autore, traduzione di Marina Bocconcelli, in copertina: René Magrítte, Paysage de Baucis.

pp. 304, Milano

In questo saggio Christopher Lasch offre una severa e corrosiva analisi dei modelli culturali dominanti nella società americana dagli anni Settanta in avanti, condizionata da un individualismo esasperato che si diffonde a livelli di massa e trasforma stili e comportamenti della vita quotidiana. Gli Stati Uniti, assunti come quadro di riferimento, rappresentano ancora una volta il modello cui vanno conformandosi le società occidentali più avanzate: nell’inversione di tendenza della cultura americana si possono infatti riconoscere molti dei tratti che hanno segnato i nostri anni Ottanta e Novanta. La diffusa caduta della tensione politica, l’esasperata pratica dell’autocoscienza, il culto del corpo, l’ossessione della vecchiaia e della morte, la liberalizzazione sessuale sono le manifestazioni più importanti dell’edonismo statunitense. Lasch, con continui slittamenti dalla fenomenologia del costume alla storia, dalla letteratura alla psicologia, approfondisce la sua ricerca documentando le conseguenze che la deriva del narcisismo ha avuto nella pratica politica, nello sport, nell’immaginario, nella scuola, nel mondo del lavoro, nella famiglia, nel rapporto tra i sessi ecc. Una nuova postfazione dell’autore, La cultura del narcisismo rivisitata (1990), mette in evidenza la sostanziale attualità delle tesi del volume e ne sottolinea la validità in una società sempre più dominata da grandi organizzazioni burocratiche e dai mass media. 

Christopher Lasch insegna storia alla University of Rochester ed è uno dei maggiori studiosi americani di argomento sociale. Tra i suoi libri: The New Radicalism in America (1965), The Agony of The American Left (1969), Haven in a Heartless World (1977), The Minimal Self (1984), The True and Only Heaven: Progress and its Critics (1991). 

Spiriti della Natura Oracolo – La Saggezza degli Antichi, dall’Uomo Verde all’Alfabeto Ogamico dei Celti

Spiriti della Natura Oracolo – La Saggezza degli Antichi, dall’Uomo Verde all’Alfabeto Ogamico dei Celti

Gli Alberi, la Tua Guida

Autore/i: Matthews John; Worthington Will

Editore: Armenia Editore

prefazione di Fred Hageneder, traduzione dall’inglese di Rossana Terrone.

pp. 128, nn. ill. b/n, 25 Carte a colori, in cofanetto, Cornaredo (MI)

L’Uomo Verde è un’icona antica e popolare del mondo vegetale, simbolo dello spirito della natura. In questo straordinario cofanetto, la sua saggezza arborea e l’alfabeto ogamico dei celti si fondono in un oracolo di immenso potere.
Il mazzo di 25 carte splendidamente illustrato raffigura ciascuno degli alberi che compongono questo antico alfabeto. L’Uomo Verde – a volte manifesto, a volte nascosto – è presente in ogni immagine, e ti invita ad entrare nel suo mondo. Scoprirai le tradizioni, i miti e il simbolismo degli alberi, e imparerai il significato più profondo di ogni carta, e come questa antica conoscenza possa guidarti nella tua vita oggi.

«Il druidismo moderno al suo apice …» (Fred Hageneder, autore di The Spirit of Trees e The Heritage of Trees)

Il Cammino delle Antiche Pietre – Un Pellegrinaggio di Fede, Ragione e Scoperta

Il Cammino delle Antiche Pietre – Un Pellegrinaggio di Fede, Ragione e Scoperta

Titolo originale: In Search of Stones

Autore/i: Peck M. Scott

Editore: Edizioni Frassinelli

traduzione di Giuseppe Bernardi, illustrazioni di Christopher Peck.

pp.XII-412 , nn. illustrazioni b/n, Milano

Le pietre parlano un linguaggio antico che vince i secoli e che a stento si lascia ancora decifrare da chi è mentalmente in cammino, nell’atteggiamento fisico e spirituale del pellegrino disposto all’ascolto. In apparenza questo libro – best-seller negli Stati Uniti – è il resoconto appassionato di un viaggio di tre settimane attraverso Galles, Inghilterra e Scozia che l’autore ha compiuto con la moglie Lily alla ricerca delle affascinanti pietre megalitiche, antica loro passione. Ma questa «cerca» delle pietre si rivela ben presto un itinerario dentro il mistero e il significato delle cose, quasi un pellegrinaggio emblematico alle radici stesse della vita. Stonehenge, Callanish, Abercastle sono solo alcune delle tappe che dischiudono le storie segrete dei dolmen e dei menhir disseminati nelle verdi terre su cui aleggia ancora la leggenda di re Artù e di Camelot. In parallelo, ogni giornata di questo percorso si diffonde su altre «pietre miliari», quelle che segnano l’esperienza umana – il sentimento del sacro, l’essere genitori, il senso artistico, il bisogno di cambiamento -, affrontate alla luce della storia personale e professionale di Scott Peck, che in queste pagine firma una sorta di autobiografia spirituale. È un itinerario che muove a profonda commozione, chiamando in causa ciascuno di noi con domande a cui forse non esiste risposta… Segrete e misteriose le une, densa di significati da trovare l’altra, le pietre e la vita sono là che ci attendono. Illustrato dalla sicura mano di Christopher Peck – figlio dell’autore – che è riuscito a imprigionare nelle immagini una scintilla della magia di quei luoghi, Il cammino delle antiche pietre è un vibrante appello alla ricerca interiore, misura di tutte le cose fuori e dentro di noi.

«Questo libro fa sentire la sua voce nel dibattito sulle pietre megalitiche, ma rappresenta anche un vivido diario esistenziale articolato in prima persona da M. Scott Peck, un’avvincente esperienza di viaggio e di riflessione. Uno dei doni dello scrittore è indubbiamente la sua toccante e naturale autorevolezza. […] In quest’opera egli ha saputo trovare il contrappunto ideale ai sussulti del cuore nella stabilità della pietra grezza.» (The New York Times Book Review)

«Un libro magico… valorizzato da disegni evocativi. Le meditazioni di Scott Peck si librano a grandi altezze toccando argomenti di portata universale quali la fede, l’arte, la disperazione, mentre la scoperta di sé, attraverso una sorvegliata introspezione, rende questo libro una sentita odissea spirituale.» (Publishers Weekly)

M. Scott Peck, psichiatra e psicoterapeuta di chiara fama internazionale, insignito di vari riconoscimenti per la sua attività di pacifista, è apprezzato autore di saggi che hanno appassionato milioni di lettori in tutto il mondo. Per Frassinelli ha pubblicato con successo Voglia di bene, Vivere di pace, Star bene con gli altri e Un’infinita voglia di bene. Vive nel Connecticut settentrionale con la moglie Lily, da cui ha avuto cinque figli.

Christopher Peck, figlio di M. Scott, è un affermato illustratore per l’infanzia. Vive a San Francisco.

Napoleone Imperatore e Massone

Napoleone Imperatore e Massone

Autore/i: Collaveri François

Editore: Nardini Editore

cura, introduzione e traduzione di Aldo Alessandro Mola.

pp. 232, illustrazioni b/n, Firenze

François Collaveri, nato a Marsiglia il 24 settembre 1900, ha svolto per decenni compiti delicati nell’ambito dei poteri dirigenti della Gran Loggia di Francia, allo stesso tempo coinvolgendosi senza riserve nei grandi problemi del governo pubblico. Arrestato durante la repubblica di Vichy e attivo militante della Liberazione francese, nel 1944-1948 segretario del dipartimento Bouches du Rhône, poi (1948-50) direttore della segreteria dei ministeri degli Interni e della Difesa, prefetto dell’Ain (1951) e di Algeri (1956), della Sarthe (1956), della Loire (1959), ispettore generale a Constantine nel 1961, prefetto onorario dal 1965, François Collaveri ebbe un ruolo di rilievo nel tentativo di mediazione tra le parti alla vigilia della guerra d’Algeria. È stato decorato con medaglia al valore per la guerra del 1939-45 e con medaglia al valore militare, ed è commendatore della Legion d’Onore.

Napoleone imperatore e massone, opera unica per la ricchezza del suo apparato documentario, è molto più di un’acuta inchiesta sul «mistero d’Egitto», irrisolto in assenza della «prova provata» dell’iniziazione napoleonica. Giungere, in merito alla questione, a un sufficiente grado di certezza – come Collaveri ci consente – non significa in questo caso rovistare in una fra le molte «coulisses» della biografia napoleonica. L’Autore ha infatti il merito di porre la questione sul terreno più appropriato: non l’apologia, bensì la storia politica. Comprovare il massonismo di Napoleone Bonaparte consente infatti di rispondere con sicurezza al quesito che da due secoli attende risposta esauriente: la chiave del successo attinto dal generale al rientro da una spedizione niente affatto trionfale e della sua rapida ascesa al vertice di un sistema provvisoriamente abbozzato nel Consolato, poi stilizzato con l’incoronazione in Notre-Dame, infine dilatato a Grande Impero. Quella sull’iniziazione del «petit caporal» si rivela dunque un’indagine sul funzionamento del sistema politico postrivoluzionario. (A.A.M.)

Le Vite di Dodici Cesari

Le Vite di Dodici Cesari

Autore/i: Svetonio

Editore: Rusconi

prima edizione, introduzione e traduzione di Alessandro Cutolo, introduzioni storiche di Federico Roncoroni, fotografie di Mario Monge, in copertina: Augusto come Pontefice Massimo (Roma, Museo Nazionale Romano).

pp. 556, nn. tavole in a colori e b/n f.t., Milano

Quasi tutto quel che si conosce su Cesare e sui primi undici imperatori romani deriva dalle Vite di dodici Cesari di Svetonio. Quest’opera ha sempre goduto il favore dei lettori: entrare nell’intimità della vita di personaggi che, grazie a Svetonio, scendevano dal piedistallo sul quale la Storia li aveva collocati, conoscere le loro virtù e i loro vizi, le manie, i passatempi, gli amori e i capricci era tentazione troppo forte. Poco o nulla si sa di Caio Svetonio Tranquillo, chiamato dai medioevali col «cognomen», Tranquillo, e dal Rinascimento in poi col semplice «nomen», Svetonio. Probabilmente era romano di nascita e di famiglia equestre, anche se Plinio il Giovane, che gli fu amico, propende a credere che fosse come lui un Gallo cisalpino. Anche la data di nascita è incerta, intorno al 69 d.C. Esercitò l’avvocatura per un certo tempo, ma non con molta passione, mentre coltivava con passione le lettere. L’imperatore Traiano, grazie a un intervento di Plinio il Giovane, gli concesse l’esenzione fiscale riservata ai padri di tre figli per meriti particolari. Verso il 113 d.C., sotto Adriano, Svetonio ottenne l’incarico di segretario delle epistole latine alla corte imperiale, per cui doveva provvedere alla corrispondenza di tutto l’impero. Proprio in quel periodo egli scriveva Le vite di dodici Cesari che terminò intorno al 115 d.C. La fortuna a corte di Svetonio terminò bruscamente verso il 122 quando il suo protettore Setticio Claro cadde in disgrazia a causa di un intrigo politico. Da quel momento, di Svetonio non si sa più nulla ed è alquanto incerta anche la data della morte.

Un estratto:
“Geloso di Britannico che aveva una voce più amabile della sua e temendo d’altra parte che lo soppiantasse un giorno nel favore del popolo, grazie al ricordo del padre di lui, lo fece avvelenare. Il veleno gli fu dato da una certa Locusta che ne aveva scoperti di ogni specie, ma, dato che quel tossico agiva più lentamente di quanto egli avesse sperato, provocando in Britannico una semplice diarrea, fece venire quella donna e la picchiò con le sue proprie mani, rimproverandola di avergli dato una medicina in luogo di un veleno. Locusta replicò che gli aveva fornito una dose più debole per dissimulare un delitto così odioso, ed egli le disse: «Certamente, io ho paura della legge Giulia», e la costrinse a far cuocere sotto i suoi occhi nella sua camera un veleno che fosse il più possibile adatto; meglio ancora, fulminante.
In seguito lo provò su un capriolo, ma dato che quest’animale visse ancora cinque ore, fece ricuocere la mistura varie volte e la somministrò a un giovane porco; quando vide che quest’ultimo moriva immediatamente, ordinò di portare il veleno nel triclinio e di farlo bere a Britannico che mangiava con lui.
Britannico morì al primo sorso, e Nerone disse ai convitati che si trattava di una delle abituali crisi di epilessia di lui; poi l’indomani lo fece seppellire alla svelta, senza pompa e sotto una pioggia torrenziale. Quanto a Locusta, per premiarne i servigi le offrì l’immunità, vasti possedimenti e persino discepoli da ammaestrare in quell’arte.(Nerone, XXXIII)”

In quest’opera Svetonio narra la vita di dodici Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano, ponendo in primo piano gli uomini più che gli avvenimenti senza curarsi di affrontare e approfondire problemi storici di vasta entità. Va in cerca di notizie, di colore, preoccupato di cavar fuori il ritratto a tutto tondo del personaggio che descrive. Non sempre è attendibile, talvolta certi suoi giudizi negativi nascono da pregiudizi politici. Per questo motivo, a ogni Vita si è premessa una breve introduzione di Federico Roncoroni che restaura la verità storica là dove Svetonio non è stato oggettivo. Il volume è illustrato da Mario Monge con fotografie a colori e in bianco e nero.

Rispetto per la Vita

Rispetto per la Vita

Titolo originale: An Anthology

Autore/i: Schweitzer Albert

Editore: Edizioni di Comunità

prefazione e introduzione di Charles R, Joy, traduzione dall’inglese di Costanza Walter, in copertina: Diego Rivera, L’adorazione della Vergine, particolare (1912).

pp. 296, Milano

Questo volume raccoglie in forma antologica le pagine più suggestive e importanti scritte da Albert Schweitzer. Considerazioni filosofiche e teologiche, notazioni estetiche, riflessioni etiche si alternano ai ricordi autobiografici di una vita avventurosamente divisa tra il pensiero e l’azione. Il motivo che ricorre costantemente a dare unità a questo ricco e vasto materiale è l’idea del rispetto per la vita, motivo che potremmo cogliere in questa lunga citazione dove è segnata per la prima volta l’intuizione di una scoperta etica: «Risalivamo lentamente il fiume, cercando con fatica – era la stagione secca – i canali in mezzo ai banchi di sabbia. Sedevo assorto sul ponte della chiatta, lambiccandomi il cervello alla ricerca del concetto elementare e universale dell’etica, che non avevo trovato in nessuna filosofia. La sera del terzo giorno, al tramonto, mentre passavamo in mezzo a un branco di ippopotami, mi balzò d’improvviso in mente, senza che me l’aspettassi, l’espressione “rispetto per la vita”. Ecco che avevo trovato il modo di arrivare al concetto in cui sono contenute insieme l’affermazione del mondo e della vita e l’etica. Ora sapevo che l’affermazione etica del mondo e della vita come pure gli ideali di civiltà sono fondati nel pensiero». In questa definizione parve a Schweitzer di fissare felicemente la novità delle sue ricerche etiche e delle sue esperienze a contatto con una natura primitiva e un’umanità sofferente. Con l’etica del rispetto per la vita come affermazione della vita stessa in ogni sua forma, Schweitzer oppone al pessimismo del pensiero orientale, alla sua « mistica di identità » negatrice del mondo e della vita un accorato richiamo ad un’azione personale e responsabile nel mondo.

Nato nel 1875 a Kayserberg nell’Alsazia, studiò teologia, filosofia e teoria della musica all’Università di Strasburgo. Ordinato pastore della chiesa di San Nicola nel 1900, più tardi divenne rettore del seminario teologico di San Tommaso. A trent’anni, maturata la decisione di dedicare la sua vita agli indigeni dell’Africa equatoriale, si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Strasburgo. Conseguita la laurea e compiuto un corso di specializzazione in malattie tropicali, nel marzo del 1913 si imbarcò per l’Africa con la moglie Hélène Breslau e si stabilì a Lambarene, sperduto villaggio del Gabon, sulle rive del fiume Ogooué, dove costruì le prime capanne del suo ospedale. Dapprima internato, poi trasferito con la moglie in Francia durante la prima guerra mondiale, ritornò in Africa nel 1924 e riedificò il suo ospedale che era caduto in rovina. Da allora alternò i suoi soggiorni in Africa con viaggi e soggiorni in Europa dove tenne conferenze e concerti. Nel 1952 gli fu conferito il premio Nobel per la pace. È morto a Lambarene nel 1965.

L’Arma del Vero Amore – La Mia Battaglia per l’Impegno Sociale dagli Orrori del Vietnam al Plum Village

L’Arma del Vero Amore – La Mia Battaglia per l’Impegno Sociale dagli Orrori del Vietnam al Plum Village

Titolo originale: Learning True Love

Autore/i: Chân Không

Editore: Ubaldini Editore

presentazione di Roberto Mander, prefazione di Thich Nhat Hanh, traduzione di Giampaolo Fiorentini.

pp. 240, nn. fotografie b/n, Roma

Amore per gli altri, impegno sociale e indomito coraggio sono le armi con cui da anni Chân Không conduce la sua appassionata e non violenta battaglia contro la sofferenza. Nata nel delta del Mekong, al centro del sanguinoso conflitto vietnamita, fin da giovane si è adoperata per gli altri nello spirito del Buddhismo.
Discepola di Thich Nhat Hanh, ne ha condiviso le iniziative sociali e pacifiste, spesso a rischio della vita, dapprima in Vietnam e quindi in tutto il mondo.

Oggi, monaca buddhista, vive e lavora al Plum Village, centro voluto da Thich Nhat Hanh in Francia, prodigandosi in favore dei profughi, dei bambini, delle vittime dei conflitti in ogni parte del mondo. Questa sua autobiografia è a un tempo la cronaca di una vita tutta spesa per aiutare gli altri e una grandissima testimonianza di come l’amore possa dimostrarsi più forte di ogni violenza.

Le Scienze Sociali Come Stregonerie

Le Scienze Sociali Come Stregonerie

Titolo originale: Social Sciences as Sorcery

Autore/i: Andreski Stanislav

Editore: Armando Armando Editore

prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Piero Stefani.

pp. 240, Roma

Presentazione Editoriale
Se il numero degli psicologi e dei sociologi continua a crescere col ritmo degli ultimi dieci anni, in un paio di secoli ricoprirà l’intera superficie dell’orbe. E questo è solo un risvolto del fenomeno. L’altra faccia non è migliore: la crescita in quantità va tutta a danno della qualità.
Questo è il conto finale del saggio di Andreski, che ricorda per taluni aspetti i saggi, ben noti, di Sorokin e di Debray-Ritzen. Pamphlet, stroncatura? Importa poco. Come non scorgere, dentro il paradosso, l’annotazione caustica, l’ironia, il divertissement, il gioco dell’impertinenza, qualcosa che non è dovuto soltanto ad una intelligenza indubbiamente prodiga e votata all’anticonformismo ma che descrive invece alcuni aspetti di una realtà fattuale ed empiricissima? L’A. parte proprio da una constatazione di fatto: la concomitanza tra la diffusione dei cosiddetti scienziati sociali, la dequalificazione della pratica educativa, e l’indebolimento della salute sociale. Molti medici e molte malattie. Difficile stabilire un rapporto causale tra la promozione di «esperti» e l’estensione dell’inquinamento civile. Però è certo che i molti politologi fino ad ora non hanno migliorato granché il buon governo, che l’armata dei sociologi non è ancora riuscita a bonificare la vita quotidiana, che la produzione di pedagogisti su larga scala non ha elevato l’arte dell’insegnamento.
Andreski conduce il lettore nei vicoli del mercato dell’intelligenza. Visita il baraccone della grande editoria, specializzata nell’imporre prodotti anestetici, adatti al gusto di un pubblico adulato perché continui a pagare e a non essere disturbato nel proprio sonno. Ecco poi la consorteria degli scienziati sociali, che fa la fila per potersi genuflettere al cospetto dei «grandi maestri». Costoro mostrano un grande impegno nel controllare la curva ascendente del loro conto in banca, incrementato dai «fondi per le ricerche» elargiti da politici e imprenditori insipienti o complici. Assegnato il compito di portare a termine i progetti ad una équipe di disoccupati della cultura, i boss delle ricerche si danno allo spaccio non clandestino di un gergo pseudoscientifico, sul quale si esercitano gli scrocconi e i cortigiani, sempre in stato di allarme per difendere l’eccellenza della scuola a colpi di recensioni.
Le tecniche del camuffamento della falsa scienza sono appunto il gergo misterico e l’evasione nella inodore metodologia. Quest’ultima assicura l’immunità dalla responsabilità. I fanatici della metodologia sono come i cuochi che si danno un gran daffare con coltelli e forchette mentre il piatto resta sconsolatamente vuoto. Una tecnica adibita all’autovalorizzazione è poi quella del linguaggio e delle formule cibernetiche, che i santoni del rituale accademico simulano di trasferire nello studio del comportamento umano.
Non si creda che il libro di Andreski sia diretto contro una anonima istituzione accademica, politologica, psicologica, sociologica, an-tropologica e pedagogica. I bersagli sono anagrafati. Da questo fuoco di fila non escono indenni Parsons, Lévi-Strauss, Skinner. In particolare gli ultimi due. Inoltre, si collochino a destra o a sinistra, le ideologie implicite nell’odierno sapere sono bollate come subdolamente conservatrici. Nel calderone si ritrovano e lo struttural-funzionalismo e l’agiografia marxista. Non si tratta di un conservatorismo onesto, che dopotutto era critico nei confronti della realtà, come lo sono stati i maestri che l’A. ricorda, da Tocqueville a Pareto. L’odierno è un conservatorismo criptico, sotterraneo, che glorifica il potere facendo finta di indignarsi, ogni potere, di governo o dell’opposizione.
Malgrado tutto l’A. è disperatamente ottimista. Sa che la vera conoscenza scientifica sarà utile alla società. Ma proprio per questo non perdona niente alla ciarlataneria ed osserva che al posto delle cattedrali sociologiche oggi c’è solo una irrefrenabile bidonville di intellettuali abusivi. Di conseguenza scrive un libro igienico come questo, a costo di sconcertare il lettore, pur di difenderlo dall’oppio degli intellettuali.

Stanislav Andreski è dal 1964 Professore di Sociologia all’Università di Reading. In precedenza era stato Lecturer al Bruner College (1947-60), Professore di Sociologia a Santiago, Cile (1960-61), e Senior Research Fellow del NISER, Ibadan, Nigeria (1962-64).

Giudizi sul testo originale:
«Andreski è convinto che “molto di ciò che passa per studio scientifico del comportamento umano si riduce a stregoneria”, e afferma che il lettore profano sta imparando a distinguere tra un feticcio e un’opera che vale. Come? Mettendo alla prova la sua capacità mentale con pochi libri difficili, come l’Introduzione alla filosofia matematica di Bertrand Russell e i Principi biologici di J. H. Woodger. Se si riesce a capire questi libri, mentre l’opera di un sociologo risulta oscura, “allora si può giustamente sospettare che sia tutto un nonsenso”» («Time» 25 settembre 1972).

«È un libro feroce, brioso ed erudito. Inferociti contro il gergo delle scienze sociali, molti lo rifiutano in blocco, mentre Andreski spicca i petali uno per uno, facendo così vedere che sono di plastica». («The Economist», 9-9-1972).
«E’ un libro dove si conferma il paradosso che i pensatori veramente seri sono i soli che possono permettersi il lusso di scherzare» («The Daily Telegraph» 3-3-1975).

«La critica demolitrice delle scienze sociali, da parte di Andreski, delizierà le persone che da lungo tempo sospettavano come lo spaventoso gergo usato da molti sociologi nascondesse banali luoghi comuni» («BBC», 3-10-1972).

La Luce e La Rinascita – Nuove Esperienze nei “Territori Oltre la Vita”

La Luce e La Rinascita – Nuove Esperienze nei “Territori Oltre la Vita”

Nuove esperienze nei territori oltre la vita

Autore/i: Cariglia Fulvia

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prefazione di Raymond A. Moody, introduzione dell’autrice.

pp. 218, Milano

Una bellissima fanciulla di diciotto anni consunta dal mal d’amore che, nella Firenze del Quattrocento, la famiglia seppellisce ritenendola morta di peste e dopo poche ore si “risveglia”; il grande compositore Arnold Schónberg che nel 1946 “risorge” dalla morte ispirato a tradurre in un Trio per archi il suo “viaggio nell’aldilà”; un bambino di sette anni, miracolosamente scampato a una malattia inguaribile, che “incontra” Padre Pio su altri piani di esistenza e con la sua vicenda convince la Chiesa alla santificazione del Beato; ma anche, e soprattutto, storie di gente comune che, superata una crisi quasi mortale, ne riemerge rinnovata nell’animo e talora arricchita di insospettati talenti artistici. Racconti di vite comuni divenute tuttavia straordinarie, emozionanti vicende di trasformazione e profonda spiritualità che Fulvia Cariglia raccoglie in questo libro, frutto di anni di studio sulle esperienze di “premorte”, del confronto con i maggiori esperti del settore e soprattutto del contatto diretto con i soggetti protagonisti di questi eccezionali fenomeni, analizzati alla luce delle ultime indagini mediche e psicologiche.

Fulvia Bianchi Cariglia
, laureata in sociologia, giornalista e psicologa, si occupa da molti anni di ricerca sugli stati modificati di coscienza. Ha condotto sull’argomento seminari presso l’Università di Firenze e scritto trasmissioni radiofoniche RAI, nonché relazionato a numerosi congressi specifici. Negli Oscar ha pubblicato, fra gli altri, Ter-ritori oltre la vita ed Echi d’altrove, saggio sulla storia dello spiritismo. È consulente culturale della Repubblica di San Marino, dove organizza ogni anno un Congresso internazionale di studi delle esperienze di confine. Vive e lavora a Firenze. 

Autobiografia – Le Esperienze Pedagogiche del Direttore della Scuola di Summerhill

Autobiografia – Le Esperienze Pedagogiche del Direttore della Scuola di Summerhill

Titolo originale: Neill! Neill! Orange Peel!

Autore/i: Neill Alexander S.

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

traduzione di Silvia Giacomoni.

pp. 384, 1 fotografia b/n f.t., Milano

Il creatore della più sperimentata scuola «antiautoritaria» del nostro tempo, che ha reso celebre in tutto il mondo il nome di Summerhill, racconta in questo libro la sua vita e le sue esperienze pedagogiche. Nell’affascinante trama di una esistenza interamente dedicata alla ricerca di vie e mezzi concreti per educare i ragazzi alla libertà nella libertà, l’autobiografia di Neill spiega con ricchezza di particolari le circostanze storiche e ambientali, gli incontri, le letture, gli «incidenti sul lavoro», le scoperte psicologiche, le innovazioni pratiche e le idee-guida che hanno portato alla nascita, allo sviluppo e al successo della sua celebre scuola. Bilancio della vita di un uomo che ha dato radicali contributi al rinnovamento dell’educazione, il libro è una miniera di suggerimenti, spunti e stimoli per una pratica educativa che voglia essere suscitatrice di coscienze libere e autonome; sintetico e conclusivo messaggio di un pedagogista eterodosso e antiaccademico, si offre come una testimonianza vissuta, perennemente tesa alla soluzione del grande problema che, in termini quanto mai drammatici, si pone oggi nella cerchia familiare non meno che nell’istituzione scolastica: come conciliare le esigenze della «formazione» col rifiuto della costrizione autoritaria. Dallo studio all’impegno politico, dall’educazione sessuale a quella dei sentimenti, i punti d’approdo delle esperienze maturate in comune da Neill e dai suoi ragazzi sono qui esposti in uno schietto resoconto tutt’altro che trionfalistico, il cui ottimismo di fondo non nasconde le ombre, le contraddizioni e i problemi irrisolti. Né l’autobiografia si esaurisce nei limiti di una storia privata: memorabili ritratti delle grandi personalità che hanno influenzato l’evoluzione del protagonista – da H.G. Wells a G.B. Shaw a Wilhelm Reich – fanno del libro un pittoresco spaccato d’una delle più fervide stagioni, tuttora da riscoprire, della storia intellettuale europea.

Alexander Sutherland Neill (1883-1973) prima in Inghilterra, poi in tutto il mondo, è divenuto famoso come simbolo di educazione antiautoritaria. Col progressivo acuirsi della crisi delle istituzioni pedagogiche, le sue idee sono diventate un punto di riferimento obbligato per chiunque, come genitore o come insegnante, si occupi di educazione. Nato a Forfar (Scozia) in una famiglia di maestri elementari, dopo una giovinezza «sbagliata» ma aperta agli stimoli d’un ricchissimo spirito d’osservazione, si dedicò alle tecniche dell’apprendimento e all’attività pedagogica. Nel corso di alcuni decenni si impose all’attenzione internazionale per la novità e i risultati dei suoi metodi; il suo capolavoro è la scuola da lui fondata, Summerhill, dove sperimentò, modificò e perfezionò il suo sistema pedagogico. Tra le sue opere sono state tradotte in Italia: Questa terribile scuola (La Nuova Italia, Firenze 1956), Summerhill (Forum Editoriale, Milano 1969), Il genitore consapevole (Forum Editoriale, Milano 1970), L’ultimo uomo al mondo (Emme Edizioni, Milano 1973).

Distacchi – Gli Affetti, le Illusioni, i Legami e i Sogni Impossibili a cui Tutti Noi Dobbiamo Rinunciare per Crescere

Distacchi – Gli Affetti, le Illusioni, i Legami e i Sogni Impossibili a cui Tutti Noi Dobbiamo Rinunciare per Crescere

Titolo originale: Necessary Losses

Autore/i: Viorst Judith

Editore: Edizioni Frassinelli

seconda edizione, introduzione dell’autrice, traduzione di Laura Sgorbati Buosi.

pp. XVI-432, Milano

Quando pensiamo al distacco intendiamo in genere la perdita di una persona che amiamo. Ma questo tema è in realtà ben più ampio e complesso e scandisce l’intero corso della vita di ognuno. Perché noi non perdiamo solo attraverso l’abbandono, ma anche rinunciando ai sogni romantici, alle aspirazioni impossibili che investono tutti i rapporti umani, o vedendo tramontare, con l’andare degli anni, il nostro io giovanile, con le sue pretese di invulnerabilità. Il distacco dal corpo della madre al momento della nascita segna il primo legame che si spezza, ma anche l’infanzia con le sue sicurezze e l’adolescenza con le sue illusioni rappresentano altrettante tappe da percorrere e da superare nel cammino che porta alla piena maturità dell’essere umano. Distacchi – che negli Stati Uniti ha riscosso enorme interesse e successo, occupando a lungo i primi posti nella classifica dei bestseller sia in edizione rilegata, sia in edizione economica – è una felice sintesi di psicoanalisi, letteratura ed esperienza personale e professionale dell’autrice, la quale indica con chiarezza e sensibilità gli strappi dolorosi ma necessari che dobbiamo affrontare per poter crescere e confrontarci con la realtà. La sua analisi lucida, toccante, sempre ancorata agli aspetti più profondi e pressanti della vita quotidiana è un aiuto, uno stimolo e un arricchimento per ognuno di noi.

«Con Distacchi Judith Viorst ha sintetizzato una vasta attività di ricerca in un’opera organica, ricca e di piacevole lettura.» (The New York Times Book Review)

«Con saggezza, comprensione e brio l’autrice analizza le fasi della vita, dalla perdita dolorosa della fusione con la madre ai labirinti del matrimonio, fino ai diversi modi di morire. Questo libro di particolare sensibilità dovrebbe interessare e arricchire chiunque.» (Benjamin Spock)

«La saggezza è di solito una faticosa conquista, ma Judith Viorst ha scritto un libro così bello e intelligente che ci rende più saggi quasi senza sofferenza. Distacchi è un testo meraviglioso, di grande sensibilità e portata sulla condizione umana, come non ne leggevo da tempo.» (Harold S. Kushner)

Judith Viorst si è specializzata nel 1981 al Washington Psychoanalytic Institute. Ha affrontato in particolare i temi del matrimonio e della terza età, è autrice di numerosi libri di poesia e di testi per bambini e tiene una rubrica mensile, molto seguita, sulla rivista americana Redbook. Vive a Washington col marito, commentatore politico, e con i tre figli.

Il Segreto dell’Infanzia

Il Segreto dell’Infanzia

Autore/i: Montessori Maria

Editore: Garzanti Editore

prefazione dell’autrice.

pp. XIV-312, Milano

Madri ed educatori troveranno in questo libro il mondo in cui s’ambienta il metodo montessoriano: Il segreto dell’infanzia crea infatti lo stato d’animo preliminare all’intelligenza di una pratica pedagogica logica e chiara, che conduce sottilmente alla progressiva scoperta delle verità intellettuali.
Il muto e misterioso lavoro del bambino nei suoi primi tre anni, l’incarnazione dello spirito umano nella giovane creatura divengono una verità acquisita alla nostra coscienza, una rivelazione a cui ognuno può attingere preziosi suggerimenti per meglio orientare il processo formativo.

Maria Montessori (Chiaravalle, Ancona, 1870-Noordwijk, L’Aia, 1952) fu tra le primissime donne italiane a laurearsi in medicina, dedicandosi fin da subito allo studio dell’educazione dei bambini. Dopo il notevole successo ottenuto dai suoi metodi, nel 1906 fu chiamata a curare l’organizzazione di scuole materne per i figli di famiglie operaie di alcuni quartieri popolari romani; nacquero così le prime «case dei bambini», presto conosciute e imitate in tutto il mondo. L’avversione al fascismo la spinse, nel 1936, ad abbandonare l’Italia e a ritirarsi in Olanda, dove rimase fino alla morte. Le sue opere, ora, sono diventati classici del pensiero pedagogico.

Il Mito della Cattiva Madre – Le Realtà Emozionali della Maternità

Il Mito della Cattiva Madre – Le Realtà Emozionali della Maternità

Titolo originale: The Myth of the Bad Mother

Autore/i: Swigart Jane

Editore: Longanesi & C.

introduzione dell’autrice, traduzione dall’americano di Patrizia Bonomi Banas, in copertina: « Schwangere » (1910) di Egon Schiele, acquarello.

pp. 256, Milano

Nella società contemporanea il ruolo della madre ha compiuto una profonda mutazione rispetto al modello ottocentesco: da un lato esso si è rivestito di importanza e gravità totalmente nuove (in relazione all’enfasi attribuita ad alcune teorie psicanalitiche), dall’altro ha perso gran parte del suo «carisma» ed è passato in secondo piano rispetto alle più urgenti istanze di emancipazione della donna. Sono così sorti due modelli di madre: la Buona Madre, devota in tutto e per tutto al benessere dei figli, e la Cattiva Madre, egoista, indifferente e quindi responsabile dei problemi dei figli. Entrambe queste immagini sono ovviamente false e stereotipate, tuttavia hanno finito per influenzare in maniera più o meno cosciente il comportamento di ogni donna… forse anche prima che diventi effettivamente madre. Con competenza e partecipazione, Jane Swigart analizza le speranze, le difficoltà, i drammi e i desideri che caratterizzano le varie fasi del rapporto madre-figlio, tracciando un quadro convincente quanto rivoluzionario, che rifugge da inutili teorizzazioni per ancorarsi solidamente a quella realtà quotidiana che è di certo la più difficile da gestire.

Jane Swigart è cresciuta nel Wyoming e nel Michigan. Laureatasi in letterature comparate, ha ottenuto un dottorato in psicologia e letteratura grazie appunto ai suoi studi sul « mito della Cattiva Madre » e successivamente si è specializzata in psicologia clinica alla San José State University. Madre di due figli, in questo libro riferisce della propria esperienza di maternità in prima persona, supportandola tuttavia di numerose citazioni dei più grandi psicologi (Richard Spock, Bruno Bettelheim, Maggie Scarf) nonché di brani letterari e poetici e di riferimenti a film e programmi televisivi.

Viaggio al Montamiata – 3 Volumi

Viaggio al Montamiata – 3 Volumi

Viaggio Primo – Viaggio Secondo – Viaggio Terzo

Autore/i: Santi Giorgio

Editore: Multigrafica Editrice

ristampa anastatica dell’Edizione originale Pisa (1795-1806).

vol. 1 pp. VIII-356, vol. 2 pp. 452, vol. 3 pp. 434, nn. tavole e cartine b/n fuori testo, Bologna

Viaggio primo
Nelle vacanze estive del 1789 Giorgio Santi compirà il primo viaggio naturalistico nella Toscana meridionale, principalmente nella zona del Monte Amiata, pubblicandone il resoconto solamente nel 1795.
A proposito di questa sua opera, Viaggio al Montamiata, il Giornale de’ Letterati (1795) scrive: “Il Sig. Santi ha impiegata la massima diligenza non risparmiando né tempo, né fatica, né spesa per non lasciare nulla di inosservato. Dà ragguaglio del locale dei Paesi, dei costumi, dei capi d’industria, del commercio, e dell’agricoltura. La storia politica e l’antiquaria non sono state trascurate, ma la Mineralogia, e la Botanica ci son trattate minutamente”.
Lo stile dell’opera, ricca di tavole botaniche, è assolutamente coerente al suo intento divulgativo, tanto da essere fruibile anche ai meno competenti in materia. A proposito del suo lavoro l’autore stesso scrive infatti: “Ho conservata poi la semplicità di forma, e di stile delle mie narrazioni che attissima mi sembra a farmi intendere ancor da chi di Scienze Naturali non si occupa, e che dando talor qualche riposo, qualche diversione all’attenzione del Lettore, che una non mai interrotta serie di prodotti e di osservazioni naturali facilmente stancherebbe, lo conduce direi quasi per mano, in tutti i luoghi, in tutte le situazioni, nelle quali sonomi trovato”.

Viaggio secondo

Nel 1798 Giorgio Santi pubblicò il Viaggio secondo per le due provincie senesi. Il racconto ha inizio dalle pendici occidentali del Monte Amiata nei pressi di Castellazzara. L’autore scende poi verso Pitigliano e Saturnia per raggiungere Orbetello ed il Monte Argentario, risale per Cinigiano per giungere a Montalcino e visitare l’intera Val d’Orcia. Passa infine per Sinalunga, Montepulciano, Chiusi e termina a Radicofani. I paesi e le località citate sono oltre settanta con itinerari suddivisi in ventinove capitoli.
Prima della descrizione della conformazione del terreno, dei minerali, dei fossili e della flora, il Santi fornisce sempre brevi cenni geografici e storici dei centri abitati. Grande attenzione è dedicata alle terme ed ai fenomeni vulcanici che incontra, dando conto delle sostanze chimiche riscontrate, delle composizioni delle acque e dei minerali, delle temperature, dei colori, degli odori, delle emanazioni e talvolta anche dei sapori delle acque.
Nove tavole realizzate con la tecnica dell’incisione, raffiguranti piante e arbusti spesso descritti per la prima volta arricchiscono l’opera, mentre una carta del territorio precede l’introduzione.

Viaggio terzo
Dopo la discesa di Napoleone in Italia e l’instabilità che ne seguì, Giorgio Santi tornò solo nel 1806 a pubblicare il Viaggio terzo per le due provincie senesi, dove tratta approfonditamente dell’alta Maremma per poi concludere nella zona di Siena e nelle Crete Senesi.
Nell’introduzione il Santi scrive infatti: “Or finalmente, che un Regno fausto, e felice, sotto cui contendono con nobil gara la giustizia, e l’umanità, ha restituita in Toscana la sicurezza, e tranquillità pubblica, non solo cessò ogni motivo del mio silenzio, ma tutto anzi mi eccita a non lasciare inutilmente invecchiare nel Portafogli le mie osservazioni. Io dunque le traggo fuora, e le consegno in questo terzo Volume, il quale con i due già pubblicati verrà a formare l’esposizione completa di quanto io ho osservato sull’Istoria Naturale delle due Provincie Senesi. […] Questo lo scopo delle molteplici, e laboriose mie ricerche.”
E conclude così: “Dolce intanto, ed ampla mercede fia alle mie fatiche, se qualche favore potrà conciliarmi presso la mia Nazione lo scopo da me avuto in mira, e generalmente presso il Pubblico colto, e dotto l’ingenua, e scrupolosa fedeltà, con cui sono esposte le mie osservazioni.”

Giorgio Santi (Pienza, 17 aprile 1746 – Pienza, 30 dicembre 1822) studia da medico, prima a Siena e poi a Parigi, dove incontra Lavoisier e frequenta i salotti illuministi di fine ‘700. Fedele al Granduca Pietro Leopoldo torna in Toscana nel 1782 e diventa professore di storia naturale e chimica presso l’Università di Pisa. Viaggiatore, naturalista, botanico, geologo, zoologo, storico, ma soprattutto attento osservatore, il Santi inizia a rendicontare la sua esperienza nel manoscritto Viaggio da Parigi a Firenze (1782 ma edito solamente postumo) e nel saggio Analisi chimica delle acque dei Bagni Pisani, e dell’acqua acidula di Asciano del 1789 culminando poi nei tre accurati viaggi naturalistici nel Monte Amiata e nelle allora provincie senesi raccolti in questa opera.

(fonte: www.cpadver-effigi.com/blog/viaggio-al-montamiata-giorgio-santi/)

Psicologia e Sviluppo Mentale del Bambino

Psicologia e Sviluppo Mentale del Bambino

Titolo originale: Six Études de Psycologie

Autore/i: Piaget Jean; Inhelder Bärbel

Editore: Edizione CDE

traduzione di Elena Zamorani, “La Psychologie de l’Enfant” traduzione di Chiara Andreis.

pp. 304, Milano

n questo volume, che si compone di più saggi e procede per approfondimenti successivi, il padre della psicologia infantile esamina l’evoluzione dei meccanismi conoscitivi del bambino sui piani fisico, intellettuale e affettivo. Dalla nascita all’adolescenza vengono così individuati sei stadi di sviluppo, che vanno dalle prime tendenze istintive del neonato al sorgere dei sentimenti morali e sociali, alla formazione dei concetti logici astratti, fino ai problemi di inserimento dell’adolescente nel mondo degli adulti.
È un’opera di grande impegno culturale che apre nuovi orizzonti non solo nel campo della psicologia infantile, ma anche in quello più vasto dell’epistemologia e della teoria della conoscenza.

Jean Piaget (Neuchâtel, 9 agosto 1896 – Ginevra, 16 settembre 1980) è stato uno psicologo, biologo, pedagogista e filosofo svizzero.
È considerato il fondatore dell’epistemologia genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo, e si dedicò molto anche alla psicologia dello sviluppo.

Bärbel Inhelder psicologa svizzera (San Gallo, 1913-1997). Docente di psicologia infantile nell’Istituto di scienze dell’educazione dell’Università di Ginevra, fu una strettissima collaboratrice di J. Piaget, con cui condusse studi di grande importanza e di cui continuò, sino al 1983, le ricerche. Opere principali: La représentation de l’espace chez les enfants (1947; con J. Piaget); De la logique de l’enfant à la logique de l’adolescent (1955; con J. Piaget); Discussions on Child Development (1956-60; con J. Tanner); L’image mentale chez l’enfant (1974; con J. Piaget); Apprentissage et structures de la connaissance (1975); Le diagnostic du raisonnement chez les débiles mentales (1975).

La Vita Segreta delle Balene – Dal Massimo Esperto di Cetacei il Racconto Originale e Sorprendente della Vita dei più Grandi Mammiferi Marini

La Vita Segreta delle Balene – Dal Massimo Esperto di Cetacei il Racconto Originale e Sorprendente della Vita dei più Grandi Mammiferi Marini

Titolo originale: Among Whales

Autore/i: Payne Roger

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

prefazione dell’autore, traduzione di Giovanni Bearzi e Maddalena Jahoda, in sovraccoperta: foto di Mitsuaki Iwago.

pp. IX-434, Milano

«Il mare profondo. Di solito è alla sua superficie che pensiamo: un’area in eterno movimento, su cui brilla il sole, dove le onde danzano mentre banchi di pesci fremono come cascate d’argento. Spesso dimentichiamo che questo è solo lo strato più sottile e superficiale, che ha poco a che vedere con il “grosso” dell’oceano, un luogo perennemente avvolto nell’oscurità, freddo, silenzioso, mosso da lente correnti. Eppure l’oscurità degli abissi è permeata da una sorprendente manifestazione di vita: il lontano richiamo delle balene.» Roger Payne, il più importante studioso di cetacei al mondo, nonché esploratore e musicista, inizia così il racconto di un’esistenza dedicata allo studio e alla difesa delle balene. Stabilitosi in una zona deserta e remota della costa della Patagonia con l’intera famiglia, ha infatti trascorso anni a osservare i cetacei, integrando con l’esperienza diretta i risultati ottenuti in laboratorio. Questo libro raccoglie le conclusioni della sua lunga ricerca: scritto alla luce delle più recenti teorie scientifiche sui cetacei, contiene dati e informazioni precise e, al tempo stesso, riesce a rivelare la complessità e il fascino della misteriosa vita e «psicologia» delle balene. Ne emerge un ritratto originale e affascinante: questi animali dalle dimensioni quasi inimmaginabili, inseriti in una realtà temporale e spaziale completamente differente dalla nostra, si riuniscono in gruppi, comunicano tra loro, giocano, amano, lottano e perfino cantano in maniera sorprendente e in parte ancora inspiegata.
La vita segreta delle balene non è però soltanto un libro sui cetacei, è anche una ricostruzione attenta dei rapporti che da secoli legano l’uomo ai grandi mammiferi marini. Dopo una denuncia dei metodi spietati, della gratuita crudeltà e della sostanziale inutilità della caccia alla balena, Payne descrive gli esperimenti militari condotti sui delfini, le battaglie di Greenpeace in difesa dell’ambiente e i pericoli derivanti dai test nucleari, dal crescente inquinamento e dal turismo di massa, per invitarci a un maggiore rispetto per il mondo naturale e per tutte le specie con le quali condividiamo il pianeta, unica via questa per salvare il futuro delle prossime generazioni.

Roger Payne è il maggiore esperto mondiale di cetacei, al cui studio ha dedicato gran parte della propria vita. È presidente del Whale Conservation Institute di Lincoln, nel Massachusetts, e consulente scientifico dell’International Whaling Commission. Giunto alla notorietà alla fine degli anni Sessanta con la scoperta che le vocalizzazioni delle megattere possono essere classificate come canti (raccolti poi nel disco The Songs of Humpback Whales), più recentemente ha dedicato i suoi sforzi allo sviluppo di tecniche non invasive nella ricerca sui cetacei. Ha condotto oltre cento spedizioni in ogni oceano e ha studiato tutte le specie di grossi cetacei nel loro ambiente naturale. Vive tra Londra e Lincoln.

Guerra e Società nel Mondo Antico

Guerra e Società nel Mondo Antico

Titolo originale: La Guerre dans l’Antiquité

Autore/i: Garlan Yvon

Editore: Società Editrice Il Mulino

unica edizione, collana: Biblioteca storica.

pp. 296, illustrazioni b/n, Bologna

«Gli antichi distinguevano tre modi fondamentali di combattere: la battaglia in campo aperto, la battaglia attorno alle mura e la battaglia sui mari. Ciascuna aveva particolari tecniche militari e una serie di possibilità di azione di natura strategica e tattica». Mentre si parla oggi di scudi spaziali e di guerre stellari sembra impossibile pensare che le lontane origini della nostra guerra totale siano proprio in quelle pietre, fionde, archi che usavano ateniesi e spartani, macedoni e persiani, romani e barbari. Eppure, talune motivazioni di fondo di carattere psicologico, economico, politico e un certo <<rituale» quasi antropologico sono rimasti immutati nei secoli. É mutato invece, e in modo così radicale da sembrare senza legami, il modo di fare la guerra, l’«arte militare». A questo tema è dedicato il libro di Garlan. Insieme alle «regole del gioco», ai rituali, alle norme che accompagnavano le guerre, l’autore descrive le modalità delle battaglie, i tipi di armi, l’organizzazione degli eserciti, gli sviluppi tecnologici. Ne risulta un ampio panorama del mondo antico, in cui la guerra assume le caratteristiche di uno specchio deforme dove si riflettono i confini occulti che attraversano la levigata rigidità, la feroce geometria del mondo all’alba della civiltà occidentale.

Yvon Garlan insegna storia antica nell’Università dell’Alta Bretagna a Rennes. Dei suoi scritti è già apparso in edizione italiana «Gli schiavi nella Grecia antica» (Milano, 1984).

Commenti Astrologici – Un Classico dell’Astrologia

Commenti Astrologici – Un Classico dell’Astrologia

Autore/i: Morin Jean Baptiste

Editore: Casa Editrice Meb

unica edizione, introduzione di Grazia Mirti, traduzione di Jolanda Boyko, collana: MOB 65.

pp. 220, numerose illustrazioni b/n, Padova

Morin de Villefranche, il geniale compilatore dell’oroscopo di Luigi XIV e autore della monumentale Astrologia Gallica, ha espresso le sue opinioni astrologiche, con magistrale sicurezza e coraggiosa incuranza nei confronti dei mostri “sacri” del suo tempo, in questi celebri Remarques, un classico delle biblioteche astrologiche di ogni tempo e paese. Essi meritano di essere letti, meditati e osservati specialmente alla luce della nuova impostazione, più culturale e raffinata, che questa disciplina sta prendendo, attirando così l’attenzione di persone colte, evolute e qualificate.
La riscoperta di classici astrologici della portata di Morin de Villefranche giunge a colmare una lacuna italiana in un cammino di riqualificazione culturale che già sta dando primi risultati, grazie al rispetto che ha per l’Astrologia chi, vincendo gli sciocchi pregiudizi, sa andare oltre, alla ricerca degli archetipi e dei simboli di ciò che è nascosto in fondo all’anima di ciascuno di noi. Inizia con quest’opera la pubblicazione di una serie di testi molto significativi, utilissimi per chi non vuole trascurare il passato, segue il presente e si prepara a un futuro fatto di intelligente ricerca in campo astrologico.

L’Occhio dello Stregone

L’Occhio dello Stregone

Titolo originale: L’œ du sorcier

Autore/i: Alfonsi Philippe; Pesnot Patrick

Editore: Sperling & Kupfer Editori

traduzione di Maria Dazzi.

pp. 408, Milano

Questo libro racconta una storia vera di stregoneria, in Francia, oggi. Protagonista è un veterinario, il dottor Lavaronnière, un ricercatore stimato negli ambienti scientifici. Dopo vent’anni di professione, il dottor Lavaronnière vende il suo studio in Normandia, dove ha fatto fortuna, e si stabilisce in una proprietà di famiglia nel Berry. Ma qui cominciano ad accadergli strane cose: gli affari si mettono male, il bestiame gli muore inesorabilmente, sua moglie si ammala, egli stesso è vittima di inspiegabili malori. Allora i contadini, a mezze parole, evocano «l’occhio dello stregone» e i poteri di certi iettatori del vicinato. Oggi si crede ancora alla stregoneria e la si pratica quotidianamente: cuori di vitello trafitti da chiodi, sacrifici di galli neri, fotografie picchiettate di spilli e sempre l’eterna paura figlia delle tenebre, che televisione e automobile non riescono a eliminare. Fattore di equilibrio sociale o fonte di odî che sia, la stregoneria esiste. Il dottor Lavaronnière ne è stato vittima involontaria. Questo libro racconta come egli «è entrato nella stregoneria».

Philippe Alfonsi, trentatré anni; Patrick Pesnot, ventinove anni. Capi del settore informazione della RTL fino al 1969. Famosi inviati della televisione francese nel gruppo d’«Information Première», inviati speciali in Brasile, in Africa, nel Medio Oriente, nel Bengala. Oggi cronisti di «Europe n. 1» hanno già pubblicato da Robert Laffont Les enfants de la drogue e presso l’editore Calmann-Lévy, sotto la direzione di Pierre Dumayet, un libro intitolato L’église contestée, riguardante le chiese d’Olanda e di Spagna.